Viterbo – Vince largamente, con una maggioranza di nove consiglieri provinciali su dodici. Mauro Mazzola (Pd) da ieri è il nuovo presidente della provincia 2.0. Una sfida che si è cercato e che dichiara di volere vincere.
Domanda retorica, visti i numeri. Soddisfatto per l’esito del voto?
“Sono molto soddisfatto. Per due ragioni. Intanto perché ho chiuso la mia candidatura all’unanimità e la seconda, perché in molti si sono avvicinati, dandomi il loro consenso. E’ una vittoria di tutti, di tanti. Forse anche per ridiscutere dell’intera politica nel viterbese. Da qui dobbiamo ricominciare”.
Da dove partirà, invece a fare il presidente?
“Intanto studierò bene tutte le pratiche che mi sono state lasciate. Lo farò con attenzione insieme ai consiglieri e soprattutto con i sindaci”.
Quindi tutor, lavoro, precari?
“Certo. Tutor, precari, che hanno la priorità, le scuole e le strade”.
La manutenzione delle strade è un bel problema da affrontare.
“Anche l’altro ieri, mentre in provincia si faceva la fila per votare, i sindaci discutevano sulla pericolosità delle nostre vie di comunicazione. La pericolosità è vero che è rappresentata dallo stato dell’asfalto, ma dipende pure dalla velocità. Quindi va studiato un modo per rallentare gli automobilisti”.
Visto come stanno andando le nuove province nel resto d’Italia, non pensa che le sia toccata una bella patata bollente fra le mani?
“L’aspetto bello in quest’avventura è che nessuno mi ha passato una patata bollente. Me la sono cercata, voluta e presa. E’ una sfida personale che voglio fare fino in fondo, insieme a tutti. Li assillerò per starmi vicino. Sono uno che morde e che va avanti. Non mi fermo, è una sfida che voglio vincere”.
Guardando ancora al risultato ottenuto sui voti al presidente, nella suddivisione in fasce di popolazione, è andata molto bene nei comuni più popolosi. Come lo spiega?
“Nei piccoli centri il consenso si fraziona con più facilità. La situazione è più frastagliata e forse lì sono mancati i voti. Nei comuni più grandi c’è più consapevolezza del voto e d’essere più presenti. Rispetto a realtà minori, si fa più politica”.
Giuseppe Ferlicca
