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Unioni civili, Civita Castellana dice sì

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Paolo Aleandri

Paolo Aleandri

Civita Castellana – Se da una parte il risultato del referendum irlandese ha dato slancio al ddl all’esame del Senato, è proprio su questo scarto che il governo punta per trovare la maggioranza necessaria al via libera.

In questa vicenda nazionale ancora una volta il comune di Civita Castellana supportato da tutta la maggioranza con capofila la consigliera del Pd Silvia Roscioli (delegata alle pari opportunità), anticipa il governo come in passato è stato sullo Ius Solis.

Proprio ieri il consiglio comunale ha approvato il regolamento per il riconoscimento delle unioni civili.

In tema di unioni civili, l’art. 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea stabilisce  che “è vietata ogni forma di discriminazione fondata su sesso, razza, colore della pelle o origine etnica o sociale, caratteristiche genetiche, lingua, religione o convinzioni personali, opinioni politiche o di qualsiasi altra natura”.

La Corte costituzionale  si è  già  espressa ritenendo che le unioni civili trovano ampio riconoscimento e tutela all’interno dell’art.2 della Costituzione con una storica sentenza del 2010.

In questo caso si parla di unione omosessuale (e quindi può intendersi qualsiasi unione civile) “intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia”, sulla base dei diritti inviolabili citati dall’articolo 2 della Costituzione.

Nonostante a livello nazionale l’attuale quadro normativo non ha ancora individuato lo status giuridico per tale riconoscimento, può però riconoscersi all’amministrazione comunale, nella propria autonomia e per i poteri ad essa attribuiti ex D.lgs. n.267/2000, la possibilità di operare in materia nell’ambito dei principi e delle regole fissate dalla legislazione statale e per le finalità ad esso assegnate dall’ordinamento.

Eppure, in questa vicenda che sembrerebbe ovvia, naturale, essenziale per alcuni individui che oggi non vivono la parità di genere come tutti gli altri, qualcuno nei banchi della minoranza sostiene che non è opportuno e vota contro.

In Italia se ne discute da almeno 30 anni, ma il primo vero governo a provarci fu quello di Romano Prodi, che pur chiamando, le unioni civili, Dico, non riuscì nell’intento.

È davvero paradossale appellarsi al concetto tradizionale della “famiglia”.

Paolo Aleandri
Capogruppo Pd


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