Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Il culto verso la Madonna Liberatrice rappresenta la più antica devozione mariana dei viterbesi, poiché è da quasi settecento anni anni che essi invocano sotto questo titolo la Madre di Dio.
L’immagine venne dipinta in affresco nella chiesa della santissima Trinità intiorno al 1318 da Gregorio e Donato d’Arezzo: la Vergine siede su un trono di tipo cosmatesco e sostiene con la mano sinistra il Bambino in piedi; nella destra reca una rosa che è sfiorata dalla manina del figlio divino, il quale ha nel pugno sinistro un uccellino.
Essa cominciò a essere venerata con culto solenne il 28 maggio 1320, a seguito della protezione accordata dalla Madre di Dio alla città dei papi, funestata da infestazioni diaboliche, da calamità naturali e da gravi discordie civili: come riferito dagli cronisti, i viterbesi ritrovarono la tranquillità e la pace ai piedi della Madonna, da quel momento proclamata loro Liberatrice.
Per solennizzare tale consacrazione, la magistratura, postasi a capo del movimento popolare, fece dono al santuario di una argentea riproduzione della città. L’interesse costante del comune di Viterbo per la sua Liberatrice è confermato dagli antichi statuti, e quello del 1344 stabiliva che la sua festa si celebrasse ogni anno nel lunedì di Pentecoste: otto giorni prima, il podestà e gli otto del popolo disponevano che, a suono di tromba, fosse bandita per tutta la città la solenne ricorrenza.
A seguito dell’invasione napoleonica, il santuario fu spogliato degli arredi più preziosi e vennero trafugate anche le auree corone. Con la caduta del potere temporale dei Papi, poi, per opposizione dell’amministrazione liberal-massonica, la processione venne interrotta dopo cinque secoli e mezzo.
Si deve alla ferma volontà e alla profonda devozione mariana dell’arcivescovo Adelchi Albanesi la ripresa settant’anni fa, nel 1945, dopo le dolorose vicende belliche, della processione della Liberatrice con la partecipazione ufficiale delle massime autorità religiose e civili di Viterbo.
Roberto Saccarello
