Tessennano – “Sono bambini come tanti, non mordono e non mangiano nessuno”.
Mentre c’è chi lo accusa per la nascita di un centro di accoglienza per minori non accompagnati, alla periferia del paese, lui, Ermanno Nicolai, sindaco di Tessennano, va dritto per la sua strada.
Il progetto, presentato dalla sua amministrazione, è stato finanziato tra i quasi duecento che sono stati presentati, e ha uno scopo umanitario per favorire l’accoglienza e l’integrazione di quelli che lui definisce “i buoni cittadini dell’Europa di domani”.
E sulle presunte fughe dei ragazzi, il sindaco smorza: “Si allontanano solo per raggiungere la famiglia e non perché stanno male”.
“La maggioranza – dice Nicolai – ha aderito a un bando europeo che si è chiuso il 30 gennaio del 2015, nel quale il comune ha presentato un progetto per minori stranieri non accompagnati, nominato “Arcobaleno”. Sono le prime porte che l’Europa apre ai migranti minori, sui quali vuole investire, perché anche loro saranno i buoni cittadini di domani. E’ sperimentale e scadrà il 17 dicembre 2015. Più o meno, in tutta Italia, sono stati presentati 169 progetti, di cui solo 10 finanziati e tra loro ci sono quelli di due comuni, ossia Bologna e Tessennano”.
L’attività del centro è partita lo scorso 20 aprile. “Ci sono 29 ragazzi, di cui 19 femmine e dieci maschi, quasi tutti eritrei. Il progetto prevede che i giovani restino nel nostro paese dai 60 ai 90 giorni, periodo nel quale viene insegnato loro l’italiano e gli vengono fatte fare attività ludico-ricreative come il disegno, la realizzazione di mosaici o il cucito. Non manca lo sport. Devono acquisire la conoscenza di base della lingua perché, attraverso quella, sarà rilasciato dal comune un documento di identità insieme a un certificato di prima residenza in Italia, con cui potranno girare l’Europa nella legalità”.
A questa fase, detta di prima accoglienza, ne seguirà un’altra. “I ragazzi passeranno in altre strutture sul territorio nazionale non, ma sempre nell’ambito dell’Unione europea, in cui o si potranno ricongiungere coi loro famigliari oppure potranno continuare a seguire il programma fino al 18esimo anno di età con il diritto alla scuola che tutti i ragazzi hanno, indipendentemente dal colore della pelle”.
Nei giorni scorsi, il centro è stato tirato in ballo, dopo l’allontanamento di una decina di giovani. Ma Nicolai tiene a precisare come sono andati i fatti. “Non sono scappati, ma si sono allontanati dal campo sportivo in cui stavano giocando a calcio e, mentre stavano facendo rientro, uno di loro ha dato il via e dieci ragazzi si sono messi a correre all’impazzata verso una distesa di grano.
Hanno provato a rincorrerli, ma erano velocissimi e quindi solo alcuni sono stati recuperati. Sono intervenuti i carabinieri, che ci stanno sempre vicini, e sono scattate le ricerche.
Si sono aggiunti poi gli uomini della Protezione civile e alcuni volontari. All’appello mancavano due ragazzi e avevamo paura che fossero scappati in macchina o con dei mezzi pubblici. Nel pomeriggio, dunque, è stata fatta la denuncia a livello nazionale e da lì è stata attivata la procedura per le persone minori scomparse, coordinata dalla prefettura.
Sono arrivati i vigili del fuoco, da Gradoli, Viterbo e una parte di specializzati per la ricerca di scomparsi da Civita Castellana. Ci preoccupava la collocazione geografica del paese, che è collinare, con crepacci e fossi, perché temevamo che si fossero fatti male cadendo da qualche parte.
I ragazzi non scappano perché stanno male, ma si allontanano volontariamente, perché vogliono raggiungere le loro comunità, specie in Germania, con le quali noi, comunque, li teniamo in contatto telefonico”.
Nicolai spiega i motivi che hanno spinto a partecipare a questo progetto. “E’ un’azione umanitaria di fronte alla quale non potevamo restare a guardare. Ci siamo sentiti in dovere di dare una mano e dimostrare, come anche un paese piccolo, possa dare una mano in una tragedia così grande. Il comune è un ente pubblico e non ha diritto a un tornaconto. L’unico indotto deriva da una ventina di posti di lavoro che si sono venuti a creare e in cui operano laureati, professionisti, medici, avvocati, piscologi, mediatori culturali e amministrativi. C’è un aggravio di lavoro, ma lo facciamo volentieri, perché questi ragazzi saranno i cittadini dell’Europa di domani”.
Il sindaco smorza dunque ogni critica. “Sono accuse assolutamente strumentali e politiche, perché noi abbiamo agito nella sana onestà di amministratori, partecipando a un bando come tanti. Per illustrarlo e parlarne coi cittadini, poi, abbiamo anche indetto un’assemblea pubblica. La minoranza, nei suoi interventi, ha manifestato il timore che dopo i ragazzi, potessero arrivare, in paese, anche gli adulti. Ciò dimostra che non hanno compreso lo spirito del bando che ha finalità integrative. All’assemblea, inoltre, erano presenti tutti i partner del progetto: oltre al comune, che è capofila, ne fanno parte anche la cooperativa Avvenire, che si occupa dell’attività gestionale del personale, poi Iride, per l’aspetto ludico ricreativo, e l’Enfap, ente di formazione professionale della Regione Lazio, per quello didattico”.
Il primo cittadino è soddisfatto della risposta del paese. “Nella prima fase, la comunità era un po’ spaventata, perché quando si parla di migranti, il timore c’è sempre. Poi, quando i cittadini hanno preso coscienza che si trattava solo di bambini impauriti, hanno iniziato a mettersi a disposizione e so, anche, che quando li incontrano al bar, c’è chi paga venti o trenta gelati per loro. E’ la testimonianza di una comunità che ha capito che si può fare qualcosa per gli altri. I bambini non sono oggetti, ma persone con necessità e aspettative di vita”.
Il progetto continuerà. “Di recente, l’Associazione italiana gioco calcio ci ha contattati per un torneo nazionale di ragazzi immigrati. Siamo contenti che l’integrazione proceda bene, noi facciamo solo qualcosa di buono per accoglierli. Sono bambini come altri, non mordono e non mangiano nessuno. Siamo impegnati quotidianamente a porgere loro una mano – conclude il sindaco – perché ne hanno bisogno“.
Paola Pierdomenico


