Viterbo – Ugo Gigli sarà giudicato dal tribunale di Viterbo.
Sul destino della querelle giudiziaria tra l’ex direttore dell’Ater di Viterbo e l’ingegnera Angela Birindelli, la Cassazione ha deciso ieri mattina, respingendo l’istanza di legittima suspicione della difesa.
Significa che Gigli, temendo ‘pregiudizi’ dei magistrati viterbesi, aveva chiesto di spostare il giudizio altrove. Ma la Suprema Corte ha deciso diversamente: l’udienza preliminare per l’ex numero uno dell’ente di via Garbini continuerà a Viterbo e la prossima udienza sarà quella della decisione sul rinvio a giudizio da parte del gup Salvatore Fanti.
“Non avevamo molte speranze di riuscita – dichiara Enrico Valentini, difensore di Gigli, insieme al collega Pierfrancesco Bruno -. Le istanze di legittima suspicione sono rarissime. Ancor più rare le possibilità che siano accolte”. Successe nel caso della strage di Portella della Ginestra, quando il processo, da Palermo, fu spostato a Viterbo. Non accadde, invece, con i processi Ruby e Mediaset a Berlusconi, per i quali la Cassazione decise che entrambi i procedimenti dovevano restare a Milano.
“Era comunque giusto che utilizzassimo tutti gli strumenti in nostro potere per cercare di affrontare più serenamente un giudizio con un pubblico ministero che Gigli ha denunciato già più volte alla procura di Perugia”, continua Valentini.
La vicenda ruota intorno agli incarichi esterni assunti da Angela Birindelli, quando lavorava all’Ater come ingegnere. Lei dice di essere stata regolarmente autorizzata, come da prassi. Lui sostiene che l’ingegnera abbia copiato e incollato le sue firme di direttore per simulare l’ok dell’azienda. Gigli è attualmente indagato per abuso d’ufficio, diffamazione, falso materiale, soppressione di documenti e calunnia. Davanti al gup, anche la posizione del direttore di area tecnica Valentina Fraticelli, che risponde solo di abuso d’ufficio. Ma non finisce qui.
Oltre alle denunce sporte da Gigli contro Birindelli, c’è la causa civile a seguito del licenziamento dell’ingegnera, più l’altra causa intentata da Gigli per cercare di riavere indietro il suo posto di direttore generale con una richiesta di provvedimento d’urgenza. In tal caso, dopo un primo rigetto, Gigli ha fatto appello: il tribunale civile non si è ancora espresso.

