Viterbo – Tre giorni per salvare Ferento. La settimana prossima sarà già tardi.
Il tradizionale festival al teatro romano rischia di saltare. Meglio: a oggi non c’è nessun festival. Il programma sì. Ma, senza fondi per realizzarlo, resterà lettera morta. E per ora di finanziamenti neanche l’ombra.
“Ho parlato ieri con l’assessore comunale Barelli – spiega Patrizia Natale, da quindici anni anima del festival -. Mi ha detto chiaro e tondo che non c’è un euro”. Il comune era l’extrema ratio. L’ancora di salvataggio, dopo il bando ballerino della Regione Lazio per gli spettacoli ricorrenti che, in passato, è uscito puntuale. Quest’anno tarda, rimbalzato tra una commissione e l’altra. Erano trentamila euro sui quali Ferento, finora, poteva contare. Tolti quelli, vengono meno due terzi del ‘budget di avviamento’: solo per aprire il teatro, pulirlo, disinfestarlo, pensare a parcheggi, ambulanze, custodia e biglietteria partono 45mila euro. Poi c’è tutto il resto, tra compensi e spese varie per oliare la macchina organizzativa.
Per adesso, è il nulla. “Ho sempre sperato, ma da ieri spero molto poco – continua la direttrice artistica del festival -. In così poco tempo servirebbe un miracolo. La legge regionale finanziava direttamente gli spettacoli ricorrenti, delegando anche alle province. Questo non succede più. Di conseguenza, le domande alla Regione sono aumentate e c’è meno speranza per tutti. Capisco la crisi economica. Capisco che qualcuno possa ancora pensare che con la cultura non ci si mangia. Ma non a Viterbo: Viterbo dovrebbe mangiare pane e cultura”.
Quella 2015, sarebbe stata la cinquantesima edizione del festival. Nata nel 1960, in occasione dell’apertura delle Olimpiadi, la stagione teatrale estiva di Ferento ha conosciuto l’unica pausa tra il ’65 e il ’70, per poi proseguire ininterrotta fino a oggi, nel suo compleanno più importante. Proprio quando rischia di saltare.
“Un’impresa artigianale – la definisce Patrizia Natale – fatta di volontariato, impegno e umanità, che dà lavoro ad almeno una cinquantina di persone, tra custodi e maschere. Molti sono giovani, neolaureati e disoccupati che, a fine stagione, mettono insieme 500 euro. Non è molto, non salviamo la vita a nessuno. Ma, se non altro, paghiamo, anche se poco, chi lavora”. Una platea che contava ogni anno 10mila spettatori complessivi. 10mila persone che, quest’anno, resteranno senza teatro sotto le stelle. Senza la Medea di Barbara De Rossi e le Memorie di Adriano con Giorgio Albertazzi, portate anche all’Expò. Senza Tato Russo, Teresa Mannino, Ivana Monti, Sergio Muniz, Paola Quattrini e Mogol. Senza il galà della danza, dedicato a Rudolf Nureyev e la comicità di Maurizio Battista e Maurizio Mattioli.
Questa sarebbe stata Ferento. Dopo Caffeina, la seconda manifestazione culturale dell’estate viterbese che langue. Caffeina ha chiesto aiuto al suo pubblico, con un biglietto simbolico di un euro. Patrizia Natale, invece, prende sulle sue spalle tutto il peso del festival. “Ho sempre fatto così – dichiara -. L’anno scorso, per pagare i due spettacoli proposti e parzialmente finanziati dal comune, ho preso un mutuo di 30mila euro. Per Pino Daniele, che costava 50mila euro, il comune mi ha dato la metà. Così come per Elio e Le Storie Tese, costati sui 25mila euro circa”. Una remissione in piena regola.
Dati forniti con l’aiuto della sua esperta contabile Simonetta Pacini. E, per quanto il commissario del Consorzio Biblioteche Paolo Pelliccia le ricordi che non può farcela da sola, che “se non si mettono tutti intorno a un tavolo per Ferento, meritano il vuoto” e che varrebbe la pena lanciare un appello al ministro Franceschini, Patrizia Natale, comunque, tenta un salvataggio last-minute e promette: “Se trovo i 45mila euro di avviamento, o un po’ di meno, Ferento si fa, anche low cost, mettendo il resto di tasca mia e arrangiandomi. Ma devo trovarli in tre giorni. Altrimenti salta tutto”.
Stefania Moretti
Come sarebbe stata (e come potrebbe ancora essere) la stagione teatrale di Ferento – Alcuni appuntamenti
– 16 luglio: “Medea” con Barbara De Rossi
– 18 luglio: Galà di danza firmato Maurice Béjart, tributo a Rudolf Nureyev
– 20 luglio: “Memoriedi Adriano” con Giorgio Albertazzi
– 27 luglio: Tato Russo
– 30 luglio: Teresa Mannino
– 31 luglio: “Arsenico e vecchi merletti”, con Ivana Monti, Sergio Muniz e Paola Quattrini
– 6 agosto: “Ero felice e non lo sapevo” di Maurizio Battista
– 8 agosto: Mogol, storia, aneddoti e canzoni
– 9 agosto: “Il conte Tacchia” con Maurizio Mattioli





