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L’Egitto a Castel d’Asso!

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Viterbo - Castel D'Asso - La Banda del racconto in sopralluogo - Antonello Ricci

Viterbo – Castel D’Asso – La Banda del racconto in sopralluogo – Antonello Ricci 

Viterbo - Castel D'Asso - La Banda del racconto in sopralluogo - Pietro Benedetti

Viterbo – Castel D’Asso – La Banda del racconto in sopralluogo – Pietro Benedetti 

Viterbo - Castel D'Asso - La Banda del racconto in sopralluogo

Viterbo – Castel D’Asso – La Banda del racconto in sopralluogo 

Viterbo - Castel D'Asso - La Banda del racconto in sopralluogo

Viterbo – Castel D’Asso – La Banda del racconto in sopralluogo 

Viterbo - Castel D'Asso

Viterbo – Castel D’Asso 

Viterbo - Castel D'Asso

Viterbo – Castel D’Asso 

Viterbo - Castel D'Asso

Viterbo – Castel D’Asso 

Viterbo - Castel D'Asso

Viterbo – Castel D’Asso 

Viterbo - Castel D'Asso

Viterbo – Castel D’Asso 

Antonello Ricci

Antonello Ricci

Viterbo – Dopo la “vittoriosa” ascesa a dorso d’asino al pianoro della città etrusca dei vivi di Acquarossa, Antonello Ricci e Davide Ghaleb editore propongono il sesto appuntamento delle loro passeggiate/racconto “all’etrusca” per 2015 Anno degli Etruschi – I pirati della bellezza: L’Egitto a Castel d’Asso! (Francesco Orioli e gli altri).

La nuova tappa è convocata per sabato 6 giugno. Appuntamento alle ore 18.00 presso i cancelli dell’area archeologica.

Performance di Pietro Benedetti e Olindo Cicchetti. Percussioni en plein air di Roberto Pecci. Racconta e conduce Antonello Ricci.

Alla iniziativa interverrà Riccardo Valentini (vice capogruppo PD alla Regione Lazio).

Evento realizzato con la collaborazione del Comune di Viterbo.

Alla vigilia della manifestazione Antonello Ricci propone ai lettori di Tusciaweb il breve estratto di un suo nuovo studio consacrato alla leggenda etrusca dall’antico Egitto al mitico popolo dei Pelasgi fondatori di città.


Castel d’Asso, presso Viterbo.

Francesco Orioli per primo ne aveva offerta notizia alla comunità scientifica archeologica, era il 1817-1818 (riprendendo in mano precedenti ricognizioni e spogli condotti insieme col domenicano “querciaiolo” padre Pio Semeria).

A breve gli avrebbero fatta eco, puntualmente-esplicitamente citandolo, i protagonisti anglosassoni del grande romanzo romantico europeo di una Etruria-infanzia sconfitta e perduta e solo ora, finalmente, ritrovata. Prima una donna (e che donna!): Mrs. Elizabeth Caroline Hamilton Gray (il suo Tour data al 1839); poi il diplomatico, esploratore e archeologo George Dennis (Città e necropoli dell’Etruria data al 1848).

Ebbene, è emblematico che – proprio al piede dei solenni prospetti sepolcrali incisi nel tufo vivo, a poche miglia dalla Viterbo di allora – tutti e tre finissero per “ritrovare” l’Egitto: Biban El-Moluk, la Valle dei Re.

A noi lettori di oggi questo ingenuo paragone fa sorridere; ma in quel tempo di continue scoperte (inattese e stupefacenti), di ravvisate (per quanto approssimative) somiglianze tipologiche e tecnico-costruttive, di ossessioni filogenetiche, la domanda era – più che plausibile – ineludibile: da quale infanzia dell’uomo era pervenuto alla civiltà questo o quello stile? Chi per primo lo aveva coniato? Chi lo aveva appreso per imitazione? Quali le direttrici-rotte attraverso cui esso aveva potuto diffondersi da un popolo all’altro?

In tema di sepolcri monumentali, dai giorni della campagna di Napoleone (militare e di scavo) e della scoperta accidentale della Stele di Rosetta, l’Egitto era all’ordine del giorno, vero e proprio archetipo di un’infanzia dei popoli, primordiale attestazione dell’umano consorzio. Non a caso, qualcuno avrebbe poi scritto che – nella mente di Champollion – gli antichi Egizi fecero rima con Uncas e Chingachgook, gli Ultimi dei Mohicani.

Ma intanto. Sfogliando i primi scritti di Orioli sul tema dell’architettura funebre rupestre degli Etruschi, ci si rende conto che proprio suo era stato il “la” à la egizia su cui tutti gli altri, immediatamente e senza esitazioni, erano venuti ad accordarsi. Ma anche più intrigante è scoprire che proprio l’ipotesi da lui formulata sul transito e l’approdo di una presunta comune modalità monumentale funebre dalle sponde del Nilo, attraverso l’Egeo e il Mediterraneo, fin sulle coste tirreniche della penisola italica (quando ancora dei 3 stili della Grecia classica né tanto meno di Roma poteva esservi idea, se non in mente Dei), andava a raccordarsi con un mito imperante e un dibattito accesissimo presso la comunità archeologica del tempo (da Petit Radel alla scuola tedesca): quello delle-e-sulle mitiche migrazioni pelasgiche dall’Asia minore; Pelasgi i quali, in età addirittura anteriore alla guerra di Troia, tirando su dappertutto le loro mura megalitiche (da Alatri a Monte Circeo, fino ad Amelia) avrebbero colonizzato-civilizzato gran parte della ancora trogloditica Italia centro-meridionale.

Qui poco conta che le successive acquisizioni scientifiche avrebbero dimostrato la natura favolosa e quindi ingannevole di tali convinzioni. Conta invece che il pensiero europeo, glissando le proprie radici classiche, cominciava a sentire urgenza di “sfondare” dabbasso – per carote geologiche – la superficie dello status quo del proprio presente, disseppellendo (e rievocando ad arte) certe rovine di una storia prima-della-storia, di una vicenda-esperienza infinitamente più remota e sconosciuta rispetto a quella dell’Atene classica o dell’alba di Roma sui suoi sette colli.

Storia presso cui, innumerevoli e grandi, filosofi poeti pittori presero ad attingere linfa per le rivendicazioni di popoli e classi subalterne che proprio a quel passo epocale ricercavano-rivendicavano nuove fondamenta identitarie: per affacciarsi con dignità dai sottoscala della Storia ai piani nobili delle Magnifiche Sorti e Progressive.

Solo che, proprio mentre ampliavano lo spettro tellurico delle profondità storiche etnico-antropologiche, quegli stessi artisti contribuivano a rimpicciolire il mondo. Lo spoetizzavano, spianando così il terreno a Le voyage e all’Albatro di Baudelaire. Al Battello ebbro di Rimbaud. Alla nostalgia moderna per una Natura da-sempre-perduta ma mai esistita. Ai miti del decadentismo e dell’inconscio psicoanalitico. Insomma, all’avventura del Novecento tutto.

Antonello Ricci


 

Nell’ambito di 2015 Anno degli Etruschi – I pirati della bellezza 

Una iniziativa Tusciaweb
in collaborazione con
Università degli Studi della Tuscia
e Caffeina Cultura

Con il patrocinio della
Soprintendenza dei Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale

Antonello Ricci e Davide Ghaleb
presentano

I pirati della bellezza – 12 passeggiate/racconto “all’etrusca”

Sesto appuntamento
Sabato 6 giugno
Viterbo – località Castel d’Asso

L’EGITTO A CASTEL D’ASSO!
Francesco Orioli e gli altri

Appuntamento ore 18.00
Località Castel d’Asso – ingresso area archeologica

Letture di Pietro Benedetti e Olindo Cicchetti

Percussioni en plein air di Roberto Pecci

Racconta e conduce Antonello Ricci

* Il biglietto per la partecipazione all’iniziativa consiste – come al solito – nell’acquisto del volume I pirati della bellezza: romanzo degli Etruschi secondo A. Ricci
o di altro libro a scelta dal ricco catalogo di
Davide Ghaleb Editore

info e prenotazioni tel. 3206872739 (attivo tutti i giorni ore 12.00-13.00)

 HYPERLINK “mailto:etruschi-passeggiate@tusciaweb.it”etruschi-passeggiate@tusciaweb.it

Come si raggiunge Castel d’Asso: Da Viterbo prendere strada provinciale Tuscanese in direzione Tuscania. Al terzo chilometro circa girare a sinistra seguendo le indicazioni per Castel d’Asso.

* * * * *

I pirati della bellezza – 12 passeggiate/racconto “all’etrusca”

I PROSSIMI APPUNTAMENTI

LUGLIO, Domenica 5 (in notturna)/ Tarquinia – Una notte al museo/1

AGOSTO, Domenica 2 (in notturna)/ Vulci – Una notte al museo/2

SETTEMBRE, Domenica 13 (mattina)/ Salire a Bisenzio:

nel paesaggio più bello del mondo

 


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