Viterbo – Mercatone Uno, chiude il punto vendita a Viterbo.
Ieri i commissari straordinari del gruppo Mercatone hanno comunicato al ministero dello Sviluppo Economico e ai sindacati la lista dei punti vendita che rimarranno aperti e quelli in cui verrà temporaneamente sospesa l’attività commerciale. A partire dal 15 giugno.
Tra questi c’è anche il negozio del capoluogo sulla Cassia nord.
“Al fine di garantire la massima salvaguardia occupazionale – si legge nella nota -, la sospensione temporanea avverrà con ricorso allo strumento della cigs, come definito negli accordi presi in occasione dell’incontro ministeriale tenutosi in data 11 maggio.
Riguardo alla possibile riapertura – continua -, nei prossimi mesi, dei 28 punti vendita sospesi, questa riguarderà un elevato numero degli stessi, in coerenza con il piano di rilancio del gruppo. A questo proposito, i commissari sono fiduciosi di poter ripartire in tempi brevi, grazie al prezioso impegno di tutte le parti coinvolte e utilizzando tutti gli strumenti straordinari che prevede la procedura, fra cui il ricorso alla garanzia dello Stato che consentirà nuovamente l’accesso al mercato del credito (Banche, Factor e Fondi interessati a finanziamenti ad aziende in Ristrutturazione)”.
Nella lista ci sono anche: Arzano, Bertinoro, Brandizzo, Brindisi, Calenzano, Carini, Carrè, Cerasolo di Coriano, Curtarolo, Fiorenzuola D’Arda, Genola, Magione, Mappano di Caselle, Miarabella Eclano, Misterbianco, Navacchiodi Cascina, Parma, (via Fleming) Pessano cin Bornago, Pombia, Reana Del Rojale, Roma, Romagnano Sesia, Sambuceto, Serravalle, Scrivia, Sorbara, Tavernerio e Tribario.
Totale il disappunto dei sindacati di Cgil, Cisl e Uil che da sempre seguono le vicende. “Le nostre preoccupazioni – dicono – si sono avverate con l’annuncio di ieri. Su Viterbo non c’è la volontà dell’azienda di rilanciare il punto vendita. Ora, non vogliamo nemmeno che la cassa integrazione diventi un palliativo, perché se non c’è chiarezza sul futuro, arriveremo a perdere pezzi di economia per scelte indipendenti dal territorio. Grazie alla cig, i dipendenti devono restare legati all’azienda in attesa che imprenditori o gruppi decidano di investire per rilanciare il negozio. Abbiamo illustrato la situazione della nostra provincia ai vertici nazionali e confidiamo nel loro operato per una svolta positiva di tutta questa vicenda”.
