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“Merkel e Tsipras? Finiranno per trombare…”

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Viterbo - Stefano Benni a Caffeina

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Viterbo –  “I veri mostri sono proprio loro: gli uomini di potere”.

Stefano Benni sfonda la porta dell’orrore e con coraggio scende negli anfratti del male. Lo fa con Cari Mostri, il suo ultimo libro.

Il romanzo dello scrittore, poeta e drammaturgo bolognese è stato presentato ieri sera nella quarta giornata di festival di Caffeina. Benni, intervistato da Federica Morrone, si è lanciato in una serie di analisi penetranti e racconti con al centro la società, gli uomini e le donne di oggi.

“Ho paura di non vedere le facce. Ho paura delle voci dei call center ad esempio – ha detto -. Noi ce la prendiamo con gli operatori ma la colpa è dei manager che nel frattempo giocano a golf. I veri mostri sono proprio loro: gli uomini di potere. Quando sarò dittatore nei call center ci saranno gli amministratori delegati da poter mandare affanculo”.

Irriverente, arguto, senza peli sulla lingua. Si è presentato così com’è Stefano Benni al pubblico che ha riempito il cortile di palazzo dei Priori per ascoltare l’intervento di uno degli scrittori più apprezzati.

Benni non ha mancato di fare riflessioni più o meno profonde sulla società contemporanea, su questo inizio di millennio a dir poco travagliato anche su un piano strettamente umano.

“Ho paura della mancanza di identità così come i bambini hanno paura delle maschere – ha confessato -. I bambini vogliono vedere il volto non la maschera. Non a caso mentre gli adulti si fanno intortare dal primo cretino che passa in tv, i bambini sanno trovare i mostri lì dove sembra impossibile. Dovremmo imparare da loro. E poi non voglio più che il primo cretino che passa in televisione mi dica devi avere paura di questo piuttosto che di quest’altro. Smettiamola di farci insegnare la paura perché la paura è la più alta forma di dittatura politica”.

Benni spiega anche l’etimologia del termine “mostro”.

“Deriva dal latino “monstrum” e vuol dire prodigio. Un mostro non è soltanto una creatura orrenda e spaventosa ma anche un monito, un segnale che qualcosa si sta trasformando. Sono i giovani che si trasformano maggiormente ed è per questo che ci sono così tanti giovani mostri”.

Lo scrittore si è rivolto soprattutto alle nuove generazione, così come fa nei suo romanzi.

“I giovani – ha sostenuto Benni – leggono i miei libri perché, come tutti gli scrittori, ho una riserva di grazia che mi fa essere molto stupido ma anche pieno di dubbi. Proprio come loro, perché è giusto che a vent’anni si abbiano le idee poco chiare. E questo mi avvicina ai ragazzi. Rompo i coglioni ai giovani non dicendogli devi leggere ma puoi leggere. Non focalizzatevi solo sull’iPhone o sulla Play Station perché la bellezza della giovinezza è la varietà”.

E a proposito di iPhone…

“La tecnologia è qualcosa di magico ma si sta trasformando in un mostro. È utile per comunicare ma ci separa dagli altri. Per colpa dei cellulari stiamo tornando alla postura dell’homo erectus. Non so quale sarà la prossima ma verrà decisa dalla Apple”, scherza Benni che sollecitato dagli interventi del pubblico fa una battuta anche sulla cancelliera tedesca Merkel e sul premier greco Tsipras.

“Sono due mostri, ma in fondo si amano. Finiranno per trombare e la Merkel si farà anche frustare da questa divinità greca che è Tsipras”.

Se la prende anche con il segretario della Lega Matteo Salvini.

“Mi sono immaginato il limbo in cui finirà quando, tra cent’anni, passerà a miglior vita. Sarà su un’isola deserta, senza televisioni in cui apparire. Intorno a lui solo vucumprà che gli vendono accendini a forma di cesso. Sarà costretto a comprarli se non vorrà essere fulminato, e quando ne sarà sommerso ci sarà l’espiazione delle sue colpe e potrà andare in paradiso. Poi saranno problemi di chi è già lì”.

Infine, il suo rapporto con la fede.

“Non chiedetemi se credo in Dio perché manca troppo poco tempo alla fine dell’incontro e non farei in tempo a rispondere. Ma mi piacerebbe scoprire qual è stata l’ora più felice di Cristo, così come mi piacerebbe vedere una Madonna che ride invece che piangere sempre e solo sangue o aceto o quel che sia”.

E una Madonna che invece di piangere ride è la protagonista di una delle venticinque storie raccontate nel libro. Benni chiude non senza sarcasmo: “Mi auguro che in una delle chiese di Viterbo una Madonna inizierà a ridere e facciate tanti soldi”.

 


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