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Ricorso al Tar contro l’atto aziendale della Asl

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Paolo Equitani

Paolo Equitani

Bolsena – “Ricorso al Tar contro l’atto aziendale della Asl”.

Paolo Equitani ne fa una questione di rispetto delle regole ed è per questo che, ieri mattina, con un gruppo di otto comuni, che vede Bolsena capofila, ha presentato al Tar un ricorso contro l’atto aziendale della Asl. Tutti sostengono che dopo l’approvazione siano state fatte delle modifiche, senza chiedere un parere alla conferenza dei sindaci.

Una mancanza di democrazia che, per loro, deve essere ripristinata. Magari rimettendo tutto in discussione. Troppe cose non vanno ed è così che Equitani, insieme ai suoi colleghi, è passato all’azione.

“Abbiamo fatto ricorso al Tar – spiega Equitani – contro la delibera, prima del commissario straordinario Macchitella e poi del presidente della Regione Zingaretti sull’approccio dell’atto aziendale. Non perché ce l’abbiamo con qualcuno, ma per difendere i principi della democrazia. Vogliamo che le regole vengano rispettate”.

Equitani scende nel dettaglio. “Al di là del fatto che abbiamo ancora un commissario straordinario e non un direttore generale, l’atto aziendale è il vademecum di gestione di un’azienda sanitaria che definisce i criteri e i metodi di intervento per il futuro. La legge stabilisce che il documento passi anche attraverso la conferenza dei sindaci che devono essere messi al corrente del funzionamento per poi esprimere un parere non vincolante, ma obbligatorio.

Al momento dell’approvazione, insieme ad alcuni colleghi abbiamo chiesto del tempo per studiarlo. Invece è passato, oltretutto con un voto di scarto, e successivamente Macchitella ha fatto anche una serie di modifiche, ma senza convocare una nuova conferenza. Ma c’è di più visto che il presidente, che è il sindaco di Viterbo, ha fatto una nota in cui diceva che, non trattandosi di modifiche sostanziali, non era necessaria una nuova seduta per discuterne. Dunque, ha deciso lui cosa fosse sostanziale o no e ha creato un problema formale, quasi a dire che noi non contassimo nulla. Senza ascoltare nessuno, l’atto è stato inviato alla Regione che lo ha approvato e, se il ricorso non avrà effetto, diventerà esecutivo e gestirà la sanità di Viterbo per i prossimi anni”.

Da qui il disappunto dei sindaci. “Le modifiche definiscono la costituzione di unità operative semplici e complesse, nonché lo spostamento di personale. Sarebbe stato normale portare il documento in assemblea per un confronto che, invece, non si è voluto fare, prevaricando un sistema di democrazia consolidata. Non contestiamo le scelte, ma che ci sono delle regole che vanno rispettate“.

Per Equitani, questa non è che la punta dell’iceberg di un altro problema. “Nell’azienda, l’assemblea dei sindaci elegge, nel proprio seno, un comitato di rappresentanza che è un organo ristretto con soli cinque sindaci, che verifica l’operato del direttore generale. Questa specie di piccola giunta è però scaduta da almeno due o tre anni e il sindaco di Viterbo, nonostante le nostre richieste, non riesce a convocare un’assemblea per rinnovarla, visto che al suo interno non c’è più una rappresentanza equilibrata. Essendo decaduti dei sindaci, attualmente i cinque membri sono tutti di centrosinistra e  il centrodestra non c’è. Una dimostrazione dell’arroganza della politica”.

Sono otto i comuni che hanno presentato il ricorso. “Ci sono Bolsena, San Lorenzo Nuovo, Latera, Tessennano, Tuscania, Montalto di Castro, Bassano in Teverina e Vasanello. Il nostro, non è un provvedimento contro qualcuno, ma è fatto per far sì che le regole che ci stanno vengano rispettate, rientrando nei canoni della democrazia. E’ per questo che speriamo che l’atto venga annullato e che si possa tornare in assemblea dei sindaci, dove discuterlo insieme. Potranno anche riapprovarlo – conclude Equitani -, però vogliamo che ci sia un confronto per esprimere i nostri dubbi e le nostre idee”.

Paola Pierdomenico


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