Viterbo – Viterbo deve fare la sua parte. O Caffeina morirà.
C’è solo un modo per evitare di suonare il de profundis al festival: il biglietto d’ingresso facoltativo. Un euro per entrare nella cittadella di Caffeina, come contributo volontario dei visitatori.
Non è un ricatto né tantomeno una polemica, quella dei due soci fondatori Andrea Baffo e Filippo Rossi. Piuttosto, la richiesta d’aiuto di chi non ce la fa più: “Con 250mila euro Caffeina non può andare avanti – spiega Rossi -. In queste condizioni, è l’ultima edizione. Abbiamo impegni con i fornitori che vogliamo onorare. E soprattutto, mi sono rotto i coglioni di non poter pagare chi se lo merita. Se non lo capiscono, vaffanculo”.
Dai volontari al direttore artistico Giorgio Nisini, fino al gruppo logistica, Caffeina si regge sull’impegno di uno staff che lavora gratis. Cultura distribuita alla città a costo zero. Un festival che è un fiore nel cemento, “cresciuto negli anni della crisi – continua Baffo -. Cresciuto mentre tutto decresceva”. Ma adesso, gli organizzatori annunciano la fine di un’epoca. La fine di Caffeina “raffazzonata e per grazia ricevuta”, fatta con le risorse racimolabili come e dove si può. O Caffeina si fa bene o non si fa, perché dicono Baffo e Rossi, “a farla così, con soldi pochi e incerti, siamo dei pazzi incoscienti”.
Paragonate alle risorse di “Pordenone legge”, il secondo festival letterario italiano per anzianità, i fondi per Caffeina sono un’inezia. Precisamente un quarto: 868mila euro contro i 250mila del festival viterbese. Cinque giorni contro dieci. E dei 250mila euro di Caffeina, 80mila sono in forse. “30mila sono quelli del bando per lo spettacolo ricorrente della Regione Lazio – spiega Baffo -. Un bando cui abbiamo sempre partecipato ma che, quest’anno, non è uscito. Gli altri 50mila euro sarebbero quelli del comune che, però, non sono stati deliberati perché il comune non ha un bilancio approvato”. Quindi? Quindi c’è da portare avanti una macchina in cui si può risparmiare e ridurre all’osso quanto si vuole. Ma gli imprevisti non mancano mai. E hanno costi per migliaia di euro. Come la chitarra chiesta da Vinicio Capossela, “noleggiabile a 1000 euro”, spiega Baffo. “O il Corriere della Sera che ne avrebbe voluti 15mila per due pagine di pubblicità, ma non ce l’abbiamo – continua Rossi -. Il nostro budget di comunicazione è appena di 4mila euro”.
Per non parlare della mensa per i volontari che, se non pagati, avrebbero almeno diritto a mangiare. E mangiano. Ma solo con la colletta alimentare: “Siamo arrivati a festeggiare perché abbiamo avuto 30 salsicce o per aver trovato un prosciutto – racconta Rossi -. Ringraziamo dal profondo del cuore chi fa questo per noi, ma non ce la sentiamo più di “rubare” energie ai volontari e cibo a chi ce lo offre. Vogliamo poter pagare chi spende e si spende per noi. Altrimenti questa sarà l’ultima edizione di Caffeina”.
La ciambella di salvataggio può arrivare solo dai viterbesi. Ed è a loro che Caffeina suona la sveglia. “Il nostro è un appello alla città, che o c’è o non c’è”. Oltre alla lotteria, 1000 euro di libri in palio con un biglietto da 2 euro, Baffo e Rossi lanciano quello che chiamano il “referendum”: il biglietto facoltativo. Un euro, da aggiungere ai 3,50 degli spettacoli a pagamento, per avere accesso all’intero festival. Con tanto di “porta della fortuna” simbolicamente collocata all’ingresso di via San Lorenzo, a doppia entrata, con l’insegna: “Chi mi passa attraverso avrà la fortuna, chi mi passa a fianco non ne avrà nessuna”. E infatti “Chi non vorrà, non pagherà – precisa Rossi – ma mentre abbasserà lo sguardo passando per venire a vedere il festival, io lo guarderò negli occhi e mi farà schifo. Perché non posso credere che un euro sia considerata una spesa esagerata. E perché, anche solo con un euro di diecimila visitatori per dieci giorni, arriveremmo a 100mila euro per la prossima edizione“.
E’ la fine di un’epoca, insomma. O è la fine di Caffeina. Dipende solo dai viterbesi.
Stefania Moretti




