Capranica – Parzialmente credibili.
La psicologa della asl Laura Ballarè descrive così le due sorelline di 6 e 8 anni, presunte vittime di abusi sessuali.
La procura di Viterbo ha iscritto nel registro degli indagati il padre, la madre non vedente e un imprenditore di Capranica, datore di lavoro del papà delle bambine. Li difendono gli avvocati Daniele Saveri e Lilli Quintili.
Ieri mattina, il gip del tribunale di Viterbo Salvatore Fanti ha dichiarato chiuso l’incidente probatorio, voluto dal curatore delle piccole, Fausto Barili, e dal loro avvocato Carlo Taormina: una sorta di anticipazione del processo per raccogliere subito i racconti delle piccole e valutare la loro capacità di testimoniare. A questo puntava la perizia della dottoressa Ballarè, ritrovatasi a fare i conti con i ricordi centellinati delle bambine e i loro lunghi silenzi in aula. Silenzi che, per la psicologa, hanno comunque un peso.
Dai presunti abusi sessuali, risalenti a maggio 2014, all’incidente probatorio, iniziato a dicembre, è passato del tempo. Tempo in cui le piccole hanno continuato a vivere sotto lo stesso tetto dei genitori. E il fattore tempo è tanto più decisivo, anche in termini di conservazione della memoria, quando si tratta di bambine di così tenera età. In parole povere: è probabile che non ricordino, com’è probabile che non vogliano ricordare.
Per il pm Paola Conti, le violenze sarebbero comprovate dai certificati medici, che parlano di rapporti sessuali completi. Rapporti che, secondo l’accusa e le indagini della squadra mobile, sarebbero avvenuti sotto l’occhio elettronico di una telecamera, dietro la quale ci sarebbe stato l’imprenditore.
La psicologa si sarebbe soffermata anche sul contesto familiare in cui vivevano le piccole: un contesto definito degradato, anche in base alle relazioni degli assistenti sociali.
Gli atti sono tornati al pm, che dovrà decidere se chiedere l’archiviazione o il rinvio a giudizio.
