Viterbo – “E’ la storia di chi ha il coraggio di sorridere ancora alla vita”.
E lei continua a farlo. Al telefono Giusy Versace ha una voce serena. Solare. Ride. Quel sorriso sulle labbra non lo ha spento nemmeno il tragico incidente stradale in cui, in un giorno d’agosto del 2005, ha perso tutte e due le gambe.
La sua vita è cambiata da un momento all’altro. Anzi ne è iniziata una nuova che lei ha affrontato con la determinazione e la forza di una donna che sa quello che vuole. Ad aiutarla anche l’amore della famiglia e la fede, grazie al quale è riuscita a vedere il bicchiere mezzo pieno.
Tutto questo lo racconta a Senza Caffeina, il 28 giugno alle 21,30, al Cortile dell’Abate, parla del libro “Con la testa e con il cuore si va ovunque”. Dentro c’è umanità, forza, lucidità e serve per dire di godere del dono del presente, perché rialzarsi e andare avanti si può.
“Con la testa e con il cuore si va ovunque”, quando inizia questa storia?
“E’ nata tre anni anni fa – dice Giusy – come una specie di diario in cui ho voluto raccontare quello che mi era capitato, tirando fuori tutte le cose positive di questa tragedia che mi ha colpita. Sono riuscita a guardare il lato positivo e mi piaceva l’idea di metterla per iscritto. Ne è venuto fuori un libro e da poco, la Mondadori mi ha detto che hanno messo in stampa l’edizione “best seller”. Mi fa piacere, considerando che nemmeno volevo scriverlo”.
Come si riesce a parlare con questa serenità di un episodio così tragico.
“In realtà, mi è venuto semplice e naturale. Sono molto credente e la fede mi ha aiutata a non arrabbiarmi con la vita e con il mondo. Sì, non ho le gambe ed è difficile. Un male e un approccio con il mondo esterno molto doloroso. Ho dovuto reinventarmi una vita e trovare un modo diverso di vestire e guardarmi allo specchio. Da donna, poi, è un percorso ancora più complicato, ma guardo il lato buono, visto che il giorno dell’incidente, non ho perso i sensi e mi ricordo tutto, dal dolore alla paura di morire. Ho pregato tanto e farei peccato, oggi, a lamentarmi di non avere le gambe, anche perché mi è rimasto un cuore pulito e una testa sana. E’ così che nasce il titolo del libro”.
Come si fa a reagire e ad andare avanti?
“La forza è dovuta alla fede e all’amore della mia famiglia e di chi mi sta vicino. Da sola, sarei probabilmente crollata da tempo. Se non l’ho fatto è stato proprio per loro. Ha inciso anche il mio carattere determinato, solare e ottimista, che mi ha permesso di godere dei doni della vita, che può essere un caffè con un’amica, le polpette di melanzana di mia madre o una giornata di sole. A volte siamo occupati a rincorrere ciò che non abbiamo e così perdiamo di vista le cose che ci stanno davanti. Quando rischi di morire, cambiano le priorità e inizi ad apprezzare altro. Probabilmente il segreto sta in quello”.
Ha iniziato a correre diventando campionessa di atletica leggera, con l’oro e il record italiano sui 200 e 100 metri e quello europeo sui 100. Perché, voleva sfidare stessa?
“Amo mettermi alla prova e ho bisogno di sfide continue. La corsa nasce per caso, visto che sono una curiosa. Sono andata a vedere delle gare paraolimpiche e mi hanno stimolato e spronato a provare. Anche il mio ragazzo, che correva, mi ha detto di farlo. Volevo capire cosa volesse dire correre, perché il mio cervello lo aveva dimenticato. Ho iniziato e poi scoperto di essere la prima donna a correre senza due gambe. La corsa mi ha regalato tanto e ho scoperto quanto è bello farlo. Mi dà la ricarica”.
Ha anche partecipato alla trasmissione “Ballando con le stelle”.
“Ballando è stata un’altra sfida. Pensavo di andarci come ospite per una sera e non avevo idea che Milly Carlucci mi volesse per l’intero percorso. La cosa, poi, mi spaventava parecchio e anzi non nascondo che non volevo andare perché si trattava di una trasmissione in cui le gambe sono protagoniste. Un grande rischio andare in onda in prima serata, su Rai Uno, con un cognome pesante come il mio. Ero sicura che avrei fatto parlare di me e non volevo diventare un fenomeno da baraccone. Invece, è andata bene e mi sono divertita. Ho addirittura rimesso i tacchi. Volevo lanciare il messaggio della disabilità come normalità e volevo che la gente iniziasse a guardare i disabili con un occhio diverso. Mi piaceva anche l’idea di dare un messaggio alle donne che non si devono vergognare di un handicap. A farlo dovrebbero essere i delinquenti e non chi subisce, per destino, un incidente e si ritrova in una condizione invalidante. Comunque, avevo già vinto la prima sera per essere riuscita a ballare con i tacchi senza cadere”.
E’ stata molto seguita e apprezzata.
“Non mi aspettavo di essere arrivata così tanto alla gente. E non mi aspettavo di arrivare fino alla fine e di alzare la coppa. Con la danza poi c’ho preso gusto, tanto che continuo a ballare anche negli eventi e nei teatri, anche col mio compagno di squadra, Raimondo, con cui è nata una bellissima amicizia. Anche questa esperienza mi ha regalato tanto, come la corsa. Faccio sempre quello che mi diverte, che mi appassiona e mi fa sentire viva. Forse perché la vita è breve. E’ in un attimo, non sai se ci sarai. Per questo bisogna godere di ogni momento”.
Qual’è la missione della tua onlus “Disabili no limits”?
“Nasce per aiutare i disabili economicamente svantaggiati e per far conoscere e introdurre i giovani alla pratica sportiva che ritengo aiuti a vivere meglio. Organizziamo numerosi eventi in tutta Italia. E’ ua grande terapia e un modo per aggregare”.
Sarai a Viterbo a Senza Caffeina. Conoscevi la città?
“Sinceramente non ci sono mai stata ed è la mia prima volta. Peraltro in questi giorni sono a Nepi per il festival delle danze. Sono posti bellissimi. Alla serata di domenica, ci sarà Riccardo Nisini, che è un mio caro amico, e ho piacere che la gente possa prendere spunto da quello che io faccio per guardare alla vita con più positività. In questo momento l’Italia è in ginocchio, ognuno coi suoi problemi. Tutti abbiamo difficoltà, abbiamo pianto, abbiamo toccato il dolore e assaporato l’amaro di un lutto. La mia è banalmente la storia del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. Se raccontandola posso aiutare qualcuno a guardarlo mezzo pieno, do un senso in più alla mia esistenza. Se posso contagiare qualcuno con la mia positività, vado a dormire più serena, sapendo di essere stata utile. Voglio stimolare perché anche io a mia volta sono stata stimolata”.
Dove la porteranno il suo cuore e la sua testa in futuro?
“Chi può dirlo. Vivo giorno per giorno. Una volta su un taxi ho letto una frase bellissima che diceva “ieri è il passato, domani è il mistero e oggi è il dono”. Io ho imparato a vivere ogni giorno come un grande dono. Domani si vedrà, anche perché faccio fatica a organizzarmi solo per la prossima settimana. Finché avrò energia, passione e voglia di fare le cose, mi lascio andare. La vita è un mistero e non sai mai quello che ti capiterà per cui bisogna godere di ogni momento.
Domenica sera avrò l’occasione di vivere insieme al pubblico questo evento per parlare del libro, anche se da dire ho poco. Racconto solo la mia storia, che è una come tante. Ce ne sono tante di storie belle e io ho avuto semplicemente, la voce per poterla dire, perché – conclude Versace – fa bene sapere di esperienze di persone che hanno avuto la forza di affrontare la vita e il coraggio di sorriderle ancora”.
Paola Pierdomenico


