Viterbo – Assolto dopo anni dall’accusa di violenza sessuale.
Era a processo per presunte ‘carezze’ alla figlia dell’ex compagna, una bambina di dieci anni appena.
I primi abusi, secondo le denunce, sarebbero iniziati nel 2006. Ma la ragazzina impiega due anni per aprirsi con la madre e raccontarle tutto. Lo fa nel 2008, chiamata in questura per una telefonata minatoria ricevuta dall’ex compagno della madre. La ragazzina sembra come sbottare: mette in fila uno a uno episodi di palpeggiamenti e violenze fisiche. Come quando sarebbe stata scaraventata sul letto o finita al pronto soccorso con un trauma cranico dopo essersi vista lanciare contro una scatola con dentro il sapone. Fatti che sarebbero avvenuti in presenza o con il coinvolgimento anche della sorellina minore. Un resoconto accurato che viene ripetuto davanti al giudice a porte chiuse, in incidente probatorio.
Quei racconti diventano la prova regina al processo contro il quarantenne. Ma, di colpo, dopo anni e un rapporto che diventa estremamente conflittuale con la madre, la ragazzina ritratta e, ascoltata al processo a porte chiuse, cambia completamente versione, dipingendo la madre come una sorta di ‘istigatrice’ che l’avrebbe usata per incolpare l’ex.
Una vicenda delicata più che mai: all’ultima udienza di ieri, mentre il pm Chiara Capezzuto chiedeva per l’uomo la condanna a sette anni, il tribunale di Viterbo lo ha assolto con il secondo comma. Vale a dire, per insufficienza di prove.
Per la difesa, rappresentata dagli avvocati Marzia Sbragaglia e Roberto Baccheschi, è la fine di un incubo e di una spada di Damocle che pesava da anni sul loro assistito. Ma forse non è finita. Gli avvocati di parte civile Stefania Sensini e Fabrizio Ballarini aspettano le motivazioni della sentenza. A quel punto, l’accusa avrebbe un mese e mezzo per fare appello.
