Viterbo – Caffeina, siamo all’epilogo.
L’edizione appena terminata, la migliore per gli organizzatori, rischia seriamente d’essere l’ultima.
La Fondazione ha esaurito il suo percorso e soprattutto i fondi a disposizione. Il presidente Michele Pepponi si dimette e adesso, Filippo Rossi e Andrea Baffo, da soci promotori tenteranno di trovare una non facile soluzione, ovvero soldi.
Entro il 30 settembre. Altrimenti Erri De Luca che invita gli organizzatori a indebitarsi piuttosto che chiudere il festival, Mauro Corona che vuol contribuire con cinquemila euro o Roberto Vecchioni che dichiara di non avere visto da nessuna parte una simile iniziativa, resteranno attestati a memoria di qualcosa che non c’è più.
Come i tanti viterbesi che hanno contribuito, col biglietto, la presenza e il sostegno diretto a Caffeina.
Stamani alle 12 da Schenardi la conferenza stampa era convocata per il bilancio. Ma gli organizzatori pensano ad altro.
“Non di questo vogliamo parlare – dice Andrea Baffo – è l’edizione migliore di tutte le altre, di un festival compiuto, d’ambito nazionale”.
L’edizione più riuscita ha comunque ha rischiato di saltare.
“E’ stata organizzata – spiega Michele Pepponi – con la tristezza nel cuore, nel pensare che sarebbe stato l’ultimo”.
In conferenza le sue dimissioni dalla presidenza della fondazione Caffeina- “Le avrei dovute dare un mese fa, ma non mi sembrava opportuno. La fondazione ha finito il suo percorso.
Non riuscire a coprire i costi ha portato al depauperamento. Adesso serve un nuovo presidente che la accompagni a un bivio.
Abbiamo risorse “immaginarie” al 30 settembre. Se come avvenuto due anni fa, i soci fondatori vorranno di nuovo investire, se ce ne saranno di nuovi, è tutto da verificare.
Ma se al 30 settembre non dovessimo farcela, quello che perderemmo non si recupera più. E’ come non iscrivere una squadra al campionato. E’ finita.
Devo ringraziare i viterbesi e gli sponsor che hanno partecipato, ma un festival del genere non riesce a sopravvivere così.
Probabilmente se a Viterbo ci fosse stata, faccio per dire, la Tod’s piuttosto che la Union Printing, con più risorse per regalare la manifestazione alla città, non ci sarebbero stati problemi”.
Difficile immaginare le possibilità di riuscita. Si va dall’ottimista Filippo Rossi (80 per cento) al prudente Andrea Baffo (50 per cento) e al pessimista Pepponi: “Sono molto pessimista, si sarebbe dovuto fare lobby territoriale da tempo.
Dove non ci sono grandi aziende o comuni ricchi, si mette insieme una squadra. Andava fatto tre anni fa. Non è successo. Non siamo capaci a guardare oltre.
Credo che ci siano pochissime possibilità di trovare altre venti o trenta persone disposte a versare cinquemila euro”.
Dal versante ottimista di Caffeina, Filippo Rossi lavorerà fino a settembre con Baffo. Niente vacanze per tentare di salvare il festival, nel non divertente compito di chiedere soldi.
“Niente vacanze – spiega Rossi – lavoreremo per trovare risorse per andare avanti. Se non succede, non è che si salta un turno. Le tradizioni non si spezzano, non ci si interrompe per un anno, non si fa più.
Speriamo d’individuare altri soci fondatori, sponsor a Viterbo e non solo.
Il nostro è un appello serio alla città, persone, istituzioni, banche, privati, chiunque abbia possibilità. Il 30 settembre non è un ricatto. E’ solo la realtà.
Già questa edizione non era scontata. Aiutateci o Caffeina finisce qui”.
E se gli si chiede magari di pensare a un’edizione più piccola: “Si poteva fare – replica Rossi – ma non ci piaceva.
Non sarebbe stata così, non avremmo avuto Ferzan Ozpetek che posta la sua foto sul palco, con migliaia di like. Anche il nostro sindaco, da imprenditore, sa che le cose o crescono o muoiono”.
Poi le dimensioni sono un’opinione. “Per me già così è troppo piccola”.
Stamani è arrivato un nuovo socio fondatore. E’ a mille chilometri da Viterbo. Gli ultimi tre non sono della Tuscia. C’è anche il giornalista Rai Giovanni Masotti. Un segnale, anzi tre.
Per scrivere altri capitoli di Caffeina, però, servirà molto di più.
Giuseppe Ferlicca
