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Carbacc, 10 studenti diventano artigiani dell’immaginario

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Antonello Ricci e Pietro Benedetti

Antonello Ricci e Pietro Benedetti

Lorenza Bernini

Lorenza Bernini

I ragazzi del Carbacc

I ragazzi del Carbacc

I ragazzi del Carbacc

I ragazzi del Carbacc

I ragazzi del Carbacc

I ragazzi del Carbacc

I ragazzi del Carbacc

I ragazzi del Carbacc

Ricci, D'Aureli, Benedetti, Ghaleb

Ricci, D’Aureli, Benedetti, Ghaleb

Vignanello – Dieci lezioni per 10 borghi e altrettanti paesaggi dell’area dei Cimini. Dieci studenti che da apprendisti sono diventati artigiani dell’immaginario.

Si è concluso il corso voluto dal Carbacc, il Consorzio aree basse colline cimine, e organizzato dalla Banda del racconto di Antonello Ricci, Pietro Benedetti e Marco D’Aureli, con Alfonso Prota che ha tenuto le lezioni itineranti di Bomarzo, Corchiano e Vasanello e Davide Ghaleb che ha editato il libro che raccoglie tutta l’esperienza di un saper fare che sa restituire saperi al territorio e soprattutto ai suoi figli con Laurea, ma nel sangue – pur sempre – scorrono i campi e i loro orizzonti.

Il libro – presentato nella cornice di Palazzo Ruspoli a Vignanello, dove studenti e docenti hanno messo in performance tra i giardini del Castello quanto appreso di meglio – si intitola “C’era una volta… I monti Cimini. Narrare i paesaggi, diario di bordo del corso Carbacc”.

A cura dell’antropologo Marco D’Aureli e degli apprendisti artigiani che vi hanno preso parte e infine messo mano, anche con foto e disegni, a tutto il testo. I loro nomi: Lorenza Bernini, Maria Paola Andreucci, Sofia Barbanti, Michela Celestini, Simonetta Celli, Laura Della Mora, Sara Forliti, Sudabe Mokhtari Karchegani, Dario Rossi, Liliana Scaffa, Sonia Stefanucci, Stella Tavasoli, Natascia Toppi, Alessandro Vagnoni.

Hanno imparato a raccogliere, trasformare e restituire le storie del territorio. E a Vignanello, qualche sera fa, lo hanno dimostrato. Con loro anche il poeta improvvisatore Donato De Acutis.

I borghi che hanno fatto parte del percorso sono infine i 10 comuni del Consorzio Carbacc: Vignanello, Orte, Soriano nel Cimino, Vallerano, Bassano in Teverina, Bomarzo, Corchiano, Canepina, Vasanello e Vitorchiano.

Storie “restituite”, dunque, ma anche storie che parlano a chi viene da fuori. Un potente attrattore turistico. Monumenti e paesaggi che tornano ad essere visibili allo sguardo grazie al racconto, come un fascio di luce che lo illumina.

“Narrare i paesaggi – ha detto Antonello Ricci, narratore della Banda del Racconto – significa innanzitutto imparare ad ascoltarli, imparare quindi ad avere buone orecchie. Perché le buone storie vanno intercettate. Dopodiché le storie vanno riposte in scaffali, poi tirate fuori come un armamentario quando servono, lavorandole per restituirle. Con le ragazze e i ragazzi del Carbacc abbiamo lavorato per 10 incontri, ciascuno consacrato a un borgo dei Cimini. E ogni volta abbiamo captato storie, anche tramite interviste con gli abitanti, assieme che lo sguardo dei viaggiatori e scrittori del Novecento vedevano in questi luoghi”.

Come la comunità vede se stessa e quali sono i fantasmi che accompagnato scrittori e viaggiatori che hanno attraversato i Cimini.

“Obiettivo del corso – spiega Marco D’Aureli – a tutti gli effetti un corso di prima formazione, è stato quello di far fare ai partecipanti esperienza di alcune tecniche e di alcune pratiche di manipolazione delle fonti e di individuare quello che è dentro il racconto ma non si vede: dai temi culturali alle suggestioni del ricordo fino ai demoni che ciascuno di noi si porta dentro”.

Un corso – ha aggiunto Benedetti – che “è servito a recuperare quel vissuto umano che ha attraversato la natura”. Un corso – racconta infine Lorenza Bernini, una delle studentesse – “che ci ha permesso di conoscere il nostro territorio e persone provenienti da esperienze diverse tra loro. Un territorio che abbiamo potuto osservare mediante una prospettiva diversa”.

“C’era una volta i Cimini” e il volume che ne dà il seguito. Un lavoro che – ha sottolineato il consigliere regionale, Enrico Panunzi – fa “innamorare di questi posti chi ci abita, che a volte non è consapevole della bellezza da cui è circondato”. Merito a cui se ne aggiunge un altro: “educare i cittadini – meglio ancora se giovani o giovanissimi come in questo caso – ad essere ‘artigiani dell’immaginario’”.

Daniele Camilli


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