Viterbo – Investimenti redditizi che si rivelavano fregature.
Sono finiti a giudizio per appropriazione indebita tre sedicenti promotori finanziari accusati di adescare clienti promettendo guadagni sicuri, che sicuri non erano affatto.
Almeno due le denunce, sporte nel 2008, dopo che gli intermediari finanziari erano riusciti a farsi un nome con il passaparola. I due testimoni ascoltati ieri in aula hanno confermato di averli conosciuti tramite amici comuni, che glieli avevano presentati come particolarmente capaci con gli investimenti in borsa.
“A fronte di 20mila euro investiti, me ne erano stati promessi 25mila, male che fosse andata – ha spiegato una delle vittime dei promoter, autore di un esposto in questura -. Il massimo che ho avuto indietro è stato 5mila euro”. Il testimone ha raccontato di essersi fidato in base all’esperienza positiva di amici comuni, ma a lui, purtroppo, non andò altrettanto bene.
Peggio ancora a un pensionato, arrivato a dare 190mila euro in totale agli intermediari finanziari, per poi vedersene restituire solo 70mila. “L’accordo originario era che gli dessi 50mila euro. Me ne sarebbero stati consegnati 5mila al mese”. La convenienza stava in questo: riavere indietro la somma originaria più gli interessi maturati. Ma l’investimento si rivelò una perdita.
Un difensore ha fatto notare come gli investitori sapessero che si trattava di operazioni rischiose. Ma secondo il finanziere ascoltato in aula, che indagò sugli investimenti insieme ai colleghi del nucleo di polizia tributaria, gli imputati non risultavano autorizzati neppure a operare come promotori finanziari.
Il processo continua a gennaio.
