Montalto di Castro – Un nuovo futuro per la centrale Enel di Montalto?
L’impianto fa parte dei 23 in tutta Italia che ormai hanno un valore marginale e per i quali la società ha lanciato il progetto Futur-E per il rilancio degli impianti non più produttivi.
Al momento si parte con Alessandria, progetto pilota, attraverso un concorso d’idee. Poi si valuteranno le altre situazioni.
Dal 1999 al 2003 la centrale di Montalto ha prodotto energia con picchi di 16mila gigawatt. Poi un lento ridimensionamento.
Fino ai 200 Gwh del 2011 e infine il totale azzeramento della produzione. La centrale è stata inserita nel febbraio 2012 nel piano per fare fronte alla crisi per la carenza di gas da parte della Russia verso l’Ucraina, ma non è mai entrata in servizio e il piano non è stato rinnovato.
Per due unità a vapore nel 2014 è stata autorizzata la messa fuori servizio.
“Futur-E – spiega Carlo Tamburi, direttore Country Italia Enel – nasce per rispondere ai cambiamenti in corso nel settore energetico italiano.
Con massima trasparenza e condivisione individueremo insieme alle comunità locali opportunità di rilancio dei 23 impianti non più produttivi.
Tante le possibilità, secondo il caso specifico di ciascun luogo”.
Dalla riqualificazione industriale ai servizi, passando per la logistica o commerciale.
I 23 siti non più produttivi sono stati suddivisi da Enel in tre gruppi grandi gruppi, come spiegato da Enrico Viale, responsabile divisione Globale Generazione Enel in un’intervista riportata nel sito del gruppo.
“Quelli ancora destinati alla produzione di energia, quelli inglobati nel tessuto urbano come Genova, Bari e Livorno, per i quali non è pensabile una destinazione energetica e quelli ubicati fuori città ma comunque non destinabili alla produzione di elettricità”. A quest’ultimo gruppo appartiene Alessandria.
Montalto invece rientra nel gruppo destinato ad avere un futuro nel settore energetico. Sono quattro, come riporta Enel: Porto Tolle in Veneto, Montalto di Castro nel Lazio, Pietrafitta in Umbria e Augusta in Sicilia.
“La nostra proposta – dice Viale – è realizzare impianti a biomassa a filiera corta da massimo quattro o cinque MW ciascuno”. Sentendo i territori.
“Per tutti i 23 progetti sarà essenziale il coinvolgimento dei territori. Noi abbiamo già avviato contatti con gli enti locali, Confindustria locale e i sindacati sulle soluzioni da adottare per ciascuna realtà e se non ci sarà piena accettazione non andremo avanti”.

