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“Fermandosi a Orbetello non necessariamente si sarebbe salvato”

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Pino Daniele

Pino Daniele 

Amanda Bonini

Amanda Bonini 

Viterbo – Pino Daniele è deceduto per il decadimento della funzione cardiaca. Fermandosi a Orbetello, anziché proseguire per Roma, non necessariamente si sarebbe salvato.

Sono queste le conclusioni dei medici legali Vittorio Fineschi, Giorgio Bolino e Giuseppe Ambrosio, depositate al procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani e al pubblico ministero Marcello Monteleone.

Conclusioni che fanno luce sul giallo della morte del cantautore napoletano, e che sono il risultato dell’autopsia eseguita sui reperti prelevati dopo il decesso.

Secondo i consulenti il decadimento della funzione cardiaca, ossia la perdita di energia del cuore, ha provocato un edema che è costato la vita a Pino Daniele.

La tragedia nella notte tra il 4 e il 5 gennaio. Il cantante, già malato cronico di cuore, si era sentito male nella sua villa in provincia di Grosseto. Nonostante le sollecitazioni dei suoi familiari, che avevano chiamato un’ambulanza, aveva rifiutato di farsi vedere nell’ospedale più vicino e deciso di recarsi in macchina a Roma, per farsi controllare dal suo cardiologo di fiducia.

Ad accompagnarlo, in quello che sarebbe stato il suo ultimo viaggio, la compagna Amanda Bonini di Valentano.

Dopo la morte, le polemiche dei fan, scaturite dalla lontananza tra Grosseto e Roma e dalla noncuranza nei confronti della più vicina struttura ospedaliera di Orbetello.

“Se Pino Daniele avesse optato per l’ospedale di Orbetello – hanno spiegato i consulenti – avrebbe avuto sicuramente più chance di salvarsi, ma non è certo che ce l’avrebbe fatta”.


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