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“Un film su due solitudini che si incontrano e si salvano”

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L'attrice Greta Scarano

L’attrice Greta Scarano

Viterbo – “Un film su due solitudini che si incontrano e si salvano”.

Greta Scarano, al Tuscia film fest, sabato 11 luglio per la proiezione di “Senza nessuna pietà” racconta la pellicola che la vede protagonista. Diretta da Michele Alhaique, suo compagno nella vita, descrive l’emozione di aver interpretato un personaggio, Tanya, che subisce una profonda trasformazione.

Per il suo ruolo in questo noir ambientato nella periferia romana, accanto a Pierfrancesco Favino, si è fatta bionda e ha ricercato dentro di sé una familiarità col corpo che diceva di non avere. Sul set, è cresciuta ed è diventata un’altra donna.

Sabato sarà Viterbo per la proiezione del film alle 21,15 a piazza san Lorenzo e per l’occasione riceverà anche il premio Manganiello assegnato a una personalità del cinema italiano emergente o legata al territorio della provincia.

Cosa ci racconta del film?
“E’ un’opera prima di Michele Alhaique – dice Scarano -. Ci sono io, Pierfrancesco Favino, Claudio Gioè e Adriano Giannini. E’ fondamentalmente una storia d’amore in salsa noir di due solitudini che si incontrano e si salvano”.

Come è stato lavorare con Pierfrancesco Favino?
“E’ un grande professionista, quindi, è stato facile e bello. Costruttivo. Lui si concentra molto e si dedica al suo ruolo. In questo caso, poi, era anche co-produttore, per cui ha investito anche tante energie nel film e quando è arrivato il momento di fare le riprese, si è spogliato di questa veste, ed è diventato un attore a 360 gradi. Ha preso una ventina di chili per il ruolo, perché con il regista, credevano che fosse fondamentale per il suo personaggio avere una mole importante e una certa pesantezza. Si è caricato di questo enorme impegno. Si può pensare che sia ingombrante, perché è carismatico, e che, per questo possa rubare la scena. Non è assolutamente così, perché, con lui, nelle scene, ci sono stati degli scambi bellissimi”.

E, invece, essere diretta da chi è anche il suo compagno nella vita?
“Michele, oltre a essere regista, è stato attore in cortometraggi, prima di approdare all’opera prima. Lavorare con lui è bellissimo, perché quando un regista sa anche cosa vuol dire recitare, cambia tutto. Si mette dalla tua parte e conosce le dinamiche che scattano sul set. Spesso, invece, capita che le luci siano già posizionate e che tutto sia stato definito. Si ha poca libertà, mentre Michele ti dà quasi la macchina in mano. Non ci ha mai incatenato in posizioni precostituite, ma ci faceva ragionare e dialogare. Si è circondato di professionisti come il direttore della fotografia che è Ivan Casalgrande che si sono messi a nostra disposizione. E’ un film su cui lui ha lavorato per diversi anni, prima di arrivare alle riprese, e aveva completamente in mano la situazione. Poteva recitare tutti i ruoli, perché conosceva bene i personaggi e dove si trovassero in qualsiasi momento della sceneggiatura. Ne conosceva lo spirito ed ecco perché mi sono fatta guidare molto”.

E’ stato difficile interpretare Tanya, il suo personaggio?
“E’ molto diverso da me e quindi mi sono dovuta calare nei suoi panni, cercando di non giudicarla e di essere il più spontanea possibile. Non è stato facile perché lei ha molta familiarità con il suo corpo, che invece io non ho. Quindi ho dovuto fare una ricerca dentro di me, per trovare questa confidenza. Ho preso un po’ di chili e poi mi sono fatta bionda, perché nell’immaginario del regista non c’era posto per una mora. Da una parte è stato faticoso, ma dall’altra anche molto bello, perché ho potuto lavorare su un personaggio che, già in fase di sceneggiatura, era scritto benissimo. Inizia in un modo e arriva alla fine del film che è un’altra persona. C’è una enorme trasformazione che, per un attore, è la cosa più importante. Non ho interpetato un ruolo tagliato con l’accetta”.

Che tipo di attrice è?
“Seria. Vivo per il mio lavoro. Sono professionale e appassionata”.

Modelli?
“Ci sono molti attori e attrici che amo. Su tutte Anna Magnani che aveva una capacità incredibile di essere vera e sempre perfetta in tutti i ruoli che ha interpretato, senza mai sbavare o esagerare. E’ stata sempre equilibrata e ha saputo cogliere la verità dei personaggi. Poi Natalie Portman, Tom Hardy e alcuni francesi”.

Qual è la situazione del cinema in Italia?
“Critica, perché non c’è molto spazio dato che non si investe in questo settore, così come nella cultura, in generale. Un andazzo che spero finisca presto, perché c’è un validissimo fermento di nuovi autori, e Michele è uno di questi, ma anche attori e sceneggiatori emergenti che hanno voglia di lavorare, fare cose belle e che aspettano solo un’occasione per dimostrarlo. Poi deve anche cessare l’idea del pubblico italiano che va al cinema solo a guardare le commedie. Secondo me, non è così e, proprio in questo periodo che sto portando in scena “Senza nessuna pietà”, che, ha comunque una distribuzione non sufficiente, vedo che alla gente piace. Mi dimostra che le persone sono pronte e aspettano di vedere qualcosa di meglio. Bisogna avere fiducia nel pubblico e smetterla di pensare che cerca solo prodotti di scarsa qualità”.

Ha appena terminato le riprese di “Suburra” ed è in uscita anche la serie su Sky “In treatment” con Sergio Castellitto. Quali progetti per il futuro?
“In questo momento, mi sono presa un periodo per ragionare sulle proposte che mi arrivano. E ancora non so. Voglio fare qualcosa di bello e sto aspettando la cosa giusta”.

Al Tuscia film fest riceverà il premio Manganiello. E’ mai stata in città?
“Non dico che sono di casa, ma quasi, perché mio padre lavora a Belcolle e quindi sono venuta diverse volte. Mi fa piacere partecipare al Tff, che ho conosciuto lo scorso anno quando abbiamo provato a proiettare la pellicola. Sono contenta – conclude l’attrice – che stavolta ci siamo riusciti”.

Paola Pierdomenico


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