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Gli spaccano la milza a pugni

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Castiglione in Teverina

Castiglione in Teverina 

Castiglione in Teverina – Si è ritrovato in ospedale con la milza spaccata, in condizioni così gravi che i medici non poterono che toglierla.

Il 18enne fu scaraventato contro un muro per poi finire su una barella, dopo un’emorragia interna.

Non vollero neanche portarlo al pronto soccorso. Ma la cosa più incredibile è che tutto partì da uno scherzo innocuo: il 18enne era passato per quattro o cinque volte di seguito tra un paio di amici che parlavano, dicendo loro “Ciao, come va?” e abbracciandoli. 

Uno avrebbe perso il controllo, alzando le mani. Da lì all’ospedale il passo fu assurdamente breve.

Era l’8 agosto 2008. Il 44enne autore dell’aggressione, in piena Festa del vino a Castiglione in Teverina, fu condannato in primo grado a 400 euro di multa per lesioni che, secondo il giudice Italo Ernesto Centaro del tribunale di Montefiascone (sezione distaccata di Viterbo), erano semplicemente colpose.

In pratica, stando alle motivazioni della prima sentenza, l’aggressore, pur avendo pestato il 18enne, non voleva fargli del male, perché i due erano amici. Quindi, per quanto il giudice ritenesse le gravi ferite riportate dal ragazzo non compatibili con un semplice tentativo di divincolarsi da parte dell’imputato, alleggerì comunque l’accusa originaria di lesioni gravissime, condannando il quarantenne a pagare una multa irrisoria.

La procura ha fatto appello, ritenendo inadeguata la condanna e a distanza di anni i giudici sono ritornati su quella sentenza, pesantemente riformata dalla Corte d’appello di Roma. La pena, a questo punto, è diventata otto mesi di reclusione per la più pesante accusa di lesioni dolose gravissime; il 44enne beneficerà della condizionale solo se pagherà 15mila euro al ragazzo. 

Una sentenza sembrata più equa al 18enne e al suo avvocato di parte civile Claudia Polacchi. Per un semplice scherzo, si è ritrovato a fronteggiare la violenta reazione fisica di un uomo di vent’anni più grande. Uno scontro sbilanciato, in cui il 18enne non poteva che avere la peggio, come infatti andò. Tra l’altro, seppur giovanissimo, aveva già i suoi problemi di salute: una neuropatia genetica gli impediva già allora di correre e saltare.

Nessuno chiamò l’ambulanza, sottovalutando probabilmente la gravità della situazione.

Fu il 18enne a insistere, dicendo di riuscire a malapena a parlare e a respirare. Alla fine, uno dei partecipanti alla festa lo ha caricato in macchina e portato in ospedale. Aveva un’emorragia interna in corso. Temporeggiare ancora avrebbe potuto essere letale. 


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