Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Una delegazione del comitato Non ce la beviamo, ha atteso all’ingresso del Complesso universitario di Santa Maria in gradi l’arrivo dl presidente Zingaretti.
Dopo lunga attesa davanti al cancello in via Sabotino si è appreso che il presidente è entrato da un altro ingresso.
Il “Comitato non ce la beviamo” era lì per ribadire con forza al presidente Zingaretti la contrarietà al disegno di privatizzazione dell’acqua che il governo e la giunta regionale che lui presiede stanno portando avanti.
Infatti, grazie al decreto sbloccaitalia, entro il 30 settembre gli enti di governo d’ambito sono tenuti ad affidare il servizio al gestore unico. Ciò significa che in quella data Acea Spa erediterebbe la gestione del servizio idrico dell’intera Regione.
Una decisione che va nella direzione opposta alla volontà espressa con il referendum del 2011 attraverso il quale i cittadini italiani hanno scelto che l’acqua, pubblica per sua natura, deve essere gestita dalla collettività e non da privati.
Lo strumento per poter rendere pubblica la gestione dell’acqua esiste e si chiama Legge Regionale 5/2014.
Questa legge di iniziativa popolare, recepita all’unanimità dal Consiglio Regionale del Lazio, stabilisce che la gestione deve essere svolta nel rispetto degli esiti referendari e senza finalità lucrative attraverso un percorso di affidamento della gestione a enti di natura pubblica.
La sua applicazione permetterebbe di consegnare la gestione della nostra acqua al nuovo soggetto di diritto pubblico che potrà garantire cittadini e lavoratori .
Ma la Regione, nel frattempo, sembra disconoscere questa legge a tutti gli effetti esecutiva e rimanda i lavori per renderla applicabile.
Ciò determinerà la consegna della gestione dell’acqua a società quotate in borsa con inevitabili aumenti di tariffe, aumento del precariato e, soprattutto, nessuna garanzia sulla qualità dell’acqua che verrà erogata.
Il Comitato Non ce la beviamo ritiene che la gestione dell’acqua debba essere tenuta fuori dalle logiche del mercato e del profitto.
Soltanto una gestione pubblica che preveda la partecipazione attiva della cittadinanza potrà garantire la dovuta attenzione alla qualità dell’acqua erogata ed il contenimento delle tariffe.
Caro presidente, la responsabilità di decidere tra acqua pubblica o Acea è la sua; sta a lei applicare la Legge 5 o lasciarla nel cassetto. Sta a lei scegliere se stare dalla parte dei cittadini o delle multinazionali. Il Comitato Non ce la beviamo è qui a ricordare cosa hanno scelto i cittadini.
Il comitato Non ce la beviamo



