Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Alla redazione di Tusciaweb,
sono Salvatore Centamore, il papà di Giuseppe.
Unicamente per illustrare i fatti, fermo restando che l’operato della magistratura locale potrà individuare specifiche responsabilità e i relativi livelli, rappresento che il corpo di mio figlio, quel giorno, non galleggiava affatto sulla piscina.
Giuseppe è stato estratto a forza dalla griglia posta sulla parete verticale della piscina da più persone (non so peraltro ancora chi) e dopo diversi tentativi, tanto era la forza di aspirazione dell’impianto che lo ha bloccato.
Una volta fuori hanno poi provato a rianimarlo, credo fosse già troppo tardi. Rammento che mio figlio era un nuotatore provetto, assiduo frequentatore della Piscina Larus, dalla quale aveva ricevuto due mesi fa circa l’ennesimo riconoscimento.
Trasportato all’ospedale di Nimes in elicottero, veniva preso con il massimo delle cautele dal personale dell’unità di rianimazione il quale, dopo aver compreso che non vi era nulla da fare, ha gentilmente concesso oltre che a me, a mia moglie Paola e a mia figlia Elisabetta di stare insieme a Giuseppe fino a quando non ce l’ha fatta più (intorno alle 3 dell’1 luglio).
Ringrazio gli amici e conoscenti viterbesi delle manifestazioni di cordoglio, che ci hanno fatto sentire quanto Giuseppe si era integrato e conosciuto ad appena 6 anni dal nostro insediamento a Viterbo.
Salvatore Centamore

