Ronciglione – Condannato per furto, ma non per ricettazione.
Termina così il processo a Claudio Liberati, 46 anni, tra i 13 arrestati dell’operazione Mamuthones: due anni di reclusione e 200 euro di multa per il trattore rubato a Sutri nel settembre 2013, con 60 quintali di nocciole e 200 litri di gasolio.
Liberati ha scelto il rito abbreviato. Il suo processo è uno dei tanti rivoli giudiziari dell’inchiesta culminata nel blitz di novembre a Ronciglione e dintorni per sgominare la banda dei furti notturni, armi e incendi a scopo ritorsivo.
Quello di Liberati è un ruolo marginale, rispetto alle accuse ben più pesanti che ricadono su altri. Tutto ruota intorno al trattore rubato a Sutri, che i fratelli Gavino e Salvatore Medde, Mario Tatti e Pier Paolo Mulas, arrestati per associazione a delinquere, cercano di rivendere a un imprenditore. Il trattore rubato viene portato a Mazzano Romano. Da qui, l’imprenditore che si offre di comprarlo lo porta via, scortato da alcuni degli arrestati. Ma lungo il tragitto lo fermano i carabinieri, che sequestrano il trattore e ascoltano l’imprenditore. “Non ho paura di voi carabinieri o della giustizia – dice l’imprenditore in caserma -. Ma qualora rivelassi i nomi di quelle persone, temo per la mia vita, ho troppo paura di questi”. Paura, cioè, di Salvatore e Gavino Medde, Pier Paolo Mulas e Mario Tatti, ancora in attesa chi di processo, chi di patteggiamento.
Liberati, in tutto questo, che fa? Partecipa al furto del trattore. Secondo l’accusa, anche alla ricettazione di un autocarro rubato, che Liberati avrebbe nascosto per poi modificarlo e renderlo a prova di furti. Anche dietro l’autocarro c’è una storia: rubato dalla banda, viene abbandonato dopo un incidente, ma Medde e Mulas lo rivogliono. Sono loro a chiedere a Liberati un aiuto per alzarne le sponde laterali, così da poter usare l’autocarro per caricare il bottino dei furti in tranquillità. Per il pm Fabrizio Tucci, Liberati va condannato anche per ricettazione. Anche perché non collabora: si avvale della facoltà di non rispondere e ha precedenti (un anno e otto mesi per lesioni gravi).
L’avvocato Simona Bellezza chiede (e ottiene) che all’accusa di furto sia tolta ogni aggravante e l’assoluzione dalla ricettazione dell’autocarro. Liberati, in fondo, da piccolo imprenditore quale è, si era limitato a prendere un lavoro, secondo la difesa, senza nemmeno lontanamente immaginare che l’autocarro doveva servire per commettere furti. Lo stesso Liberati era stato il bersaglio numero uno dei quattro arrestati per associazione a delinquere, i più feroci del gruppo, che se la prendono con lui quando i carabinieri fermano il trattore rubato con a bordo l’imprenditore. Pensano che abbia fatto la spia. E minacciano di sparare colpi d’arma da fuoco contro la sua macchina. Intimidazioni che, secondo il gip Franca Marinelli, come scritto nell’ordinanza d’arresto, rientrano “nel più tipico stile mafioso”.




