- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

La poesia incontra l’hip hop su radio Rock Roma

Condividi la notizia:

Pietro Benedetti

Pietro Benedetti

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – “Cantar da poeta”, ancora una settimana all’insegna dell’ottava rima improvvisata.

Il gruppo laziale di poeti improvvisatori di nuovo sul palcoscenico, martedì 14 luglio, per un contest tra i poeti a braccio Pietro Benedetti e Marco Calabresi e i rapper in hip hop Piotta ed Enrico Capuano. L’evento verrà trasmesso in diretta su radio Rock Roma.

Il gruppo, guidato da Pietro Benedetti, è formato dai poeti Marco Calabresi e Donato De Acutis da Bacugno, Giampietro Giammogante da Città Reale, Enio De Santis e Pietro De Benedetti da Tuscania e dal ciaramellaro Matteo Assennato da Roma.

L’ottava improvvisata, come forma di comunicazione, è già stata usata nelle ultime esperienze di teatro: a Caffeina con il “Conclave” e a Palazzo Ruspoli di Vignanello con lo spettacolo di chiusura del corso Caarbarc, a cura della banda del racconto e con la direzione artistica di Antonello Ricci e la regia di Pietro Bendetti.

Venerdì 17 luglio, alle 22 a Tuscania per il festival della letteratura breve, contest sul palco con David Riondino tra i poeti a braccio Enio De Santis, Donato De Acutis, Pietro Benedetti, Giampiero Giammogante in contrasto con i rappers Piotta, Debbit from Tv spit, Stredd dj, Enrico Capuano e Tammoriata rock.

Sabato 18, alle 18,30 e alle 21, la festa della trebbiatura al centro sportivo davanti al ristorante Felicetta, a cura di Pietro Benedetti. Conduce Antonello Ricci.

Pietro Benedetti


Tutta l’antica e la nuova tradizione dell’improvvisazione poetica “dai canti in banchi, ai poeti della transumanza al moderno rap”.

La tradizione della poesia in ottava rima cantata a braccio, nasce all’interno del mondo pastorale e contadino, nelle veglie intorno al camino d’inverno e la sera sull’aia d’estate, seguendo la metrica delle ottave epiche dell’Ariosto e del Tasso: molti un tempo, magari analfabeti, sapevano a memoria canti dell’Orlando furioso e della Gerusalemme liberata. I giovani avevano modo così di imparare facilmente e la trasmissione orale avveniva in maniera spontanea.

Il “cantare improvvisando” ha consentito, anche alle persone con scarsa scolarizzazione, di esprimersi con creatività e di essere conosciuti nell’ambito della comunità dove sono vissuti. Un tempo non era difficile incontrare nelle campagne qualcuno che avesse il dono naturale di “cantare a braccio” o “cantare di poesia”, per usare un’espressione più comune in Toscana. Fino a non molti anni fa si usava distinguere fra il “cantar di scrittura” e il “cantar di bernesco”, ossia fra il cantare poesie di altri autori e il vero e proprio canto d’improvvisazione.

Dai monti del Lazio, alla Maremma laziale e in Toscana questa forma d’arte ha trovato un terreno fertile prima nel mondo pastorale e contadino, poi in quello operaio rappresentando spesso una forma di riscatto e di opposizione politica.

Le ottave incatenate, recitate con un ritmo musicale cantilenante, tipico degli improvvisatori di piazza, conservano la struttura metrico-ritmica di otto versi endecasillabi, composta da sei versi a rima alternata e gli ultimi due a rima baciata.

In questi incontri di rima e canto, poeti in ottava rima si misurano davanti a numeroso pubblico e si lanciano sfide, cantando i loro versi endecasillabi improvvisati.


Condividi la notizia: