Tivoli – (s.m.) – Condannati.
Quattro anni a Ervin Di Maulo; tre a Diego Gaglini, Edoardo Fanti e Jacopo Magnani. 5mila euro come provvisionale ai feriti, costituiti parte civile.
Finisce così il processo di primo grado ai quattro militanti viterbesi di estrema destra, accusati della spedizione punitiva allo stadio di Magliano Romano.
La sentenza è arrivata nel primo pomeriggio.
Era il 16 novembre quando una ventina di persone fece irruzione sugli spalti, bastone in mano e volto coperto, prendendo a sprangate i tifosi della squadra ospite, l’Ardita San Paolo.
Nel gruppo, secondo gli investigatori, c’erano anche i viterbesi arrestati dopo la sospensione del match: nove militanti di estrema destra tra i 18 e i 32 anni, fermati in macchina dai carabinieri di Civita Castellana.
Il raid finì nel sangue, con quattro tifosi dell’Ardita in ospedale. Due avevano le braccia spezzate. Un altro, un trauma cranico.
I quattro imputati sono rimasti per otto mesi agli arresti domiciliari. Per loro, la procura di Tivoli ha chiesto il giudizio immediato: processo subito per lesioni gravi, senza udienza preliminare, a Di Maulo, Gaglini, Magnani e Fanti.
Il primo, 33 anni, è conosciuto a Viterbo come militante di estrema destra di vecchia data. Gaglini, invece, era il candidato sindaco di CasaPound a Viterbo alle amministrative del 2013.
Gli altri attivisti fermati dopo il raid restano ancora in attesa di giudizio.
La sentenza era attesa già per la scorsa udienza del 10 luglio quando, contro ogni previsione, il giudice Cisterna, entrò in camera di consiglio e uscì senza decidere: al pm e agli avvocati aveva detto di voler riascoltare tre testimoni dell’accusa, per mettere meglio a fuoco i dettagli del riconoscimento delle targhe delle auto fermate.
Le difese avevano sottolineato come solo un passamontagna fosse stato trovato nelle due macchine bloccate dai carabinieri. Un passamontagna particolare, incompatibile, a detta degli avvocati, con le descrizioni dei testimoni. I legali degli imputati calcavano anche sugli accertamenti fatti eseguire dagli inquirenti e mai depositati: dall’esame del dna dei Ris sui bastoni alle celle e ai tabulati nei momenti a ridosso dell’aggressione.
Il pm Gabriele Iuzzolino aveva chiesto pene ancora più pesanti: 5 anni e mezzo per Di Maulo e tre anni e otto mesi per gli altri tre.
La motivazione arriverà entro i prossimi tre mesi. L’appello è sicuro. Intanto, i quattro restano ai domiciliari, con possibilità, solo per Magnani, di andare al lavoro.



