Viterbo – “Che diavolo di meraviglia è questo luogo. E pensate che in Italia ritengono più importante un tunnel”.
Inizia senza mezzi termini, chiaro e deciso, l’incontro con Erri De Luca a piazza San Lorenzo. Lo scrittore ieri sera era a Caffeina per parare del suo libro La parola contraria, un pamphlet sulla libertà di espressione e sul caso giudiziario che lo vede coinvolto per le sue dichiarazioni in merito al tunnel di alta velocità Torino-Lione apparse in un’intervista sull’Huffington post nel settembre del 2013. “La Tav va sabotata”. Una frase di cui non si pente e che, anzi, ribadisce. Spiegando il vero significato che si trova dietro al verbo (fotogallery – slide).
“Vi voglio parlare bene del verbo sabotare – spiega -. La sua origine viene dal francese saboté e dal termine sabot che letteralmente significa zoccolo. Gli operai delle fabbriche lo usarono quando alcuni di loro vennero espulsi per montare dei macchinari. Così, quelli rimasti al lavoro, per solidarietà ai colleghi, misero dei sabot, degli zoccoli, nei macchinari per bloccarli e far richiamare la mano d’opera. Nella vita – continua – ho fatto l’operaio e mi è capitato di partecipare a degli scioperi. Gli scioperi erano un sabotaggio perché la fabbrica si fermava e rappresentava un blocco della produzione”.
Un sabotaggio ideale e non un’incitazione alla distruzione. Nel senso di ostacolare, intralciare, impedire. Per questo continua a dirlo e lo dice ancora a piazza San Lorenzo: “La linea Torino-Lione va sabotata”.
Erri De Luca si dice favorevole ai treni veloci quando questi risultino utili. Ma nel caso del Tav non sarebbe così. “Si risparmierebbe ben poco – spiega -. Il treno ci metterebbe poco meno di un’ora rispetto alla tratta che esiste già. Si tratterebbe di un treno a modesta accelerazione – scherza -. La linea esistente è vuota, non la prende nessuno. Allora che la facimm a fa? Perché – sostiene lo scrittore – interessa spendere del denaro pubblico per assegnarlo con deroghe a ditte amiche alla situazione, ai partiti.
Oltretutto – sottolinea – nessuno si opporrebbe se l’opera non fosse micidiale. Quel posto è pieno di amianto che, nel momento in cui viene smosso e respirato, produce il mesotelioma pleurico, per cui non c’è cura”.
Alla base del suo libro c’è la libertà di espressione. La libertà di poter esprimere la sua idea in merito a una situazione senza dover essere accusato di incitazione al sabotaggio.“L’articolo che mi incrimina – afferma De Luca – risale al 1930, è un articolo fascista che vuole zittire. E’ tutto basato su un reato astratto, basta che ci sia il pericolo che io possa aver incitato qualcuno. E su questo non c’è difesa. Posso solo ribadire e difendere le mie parole. Non posso permettere a nessuno, nemmeno a un giudice o a un magistrato, di giudicare le mie parole. Parole che si riferivano al significato civile di sabotare. In fondo le proteste sono riuscite a sabotare quest’opera”.
A sostene Erri De Luca tantissime persone. Sul web è addirittura nato l’hashtag #iostoconerri. “Il risultato – afferma – è sorprendete, il pubblico che si riunisce e declama le mie letture per difendere uno scrittore incriminato”.
L’ultima udienza si è svolta il 20 maggio. La prossima è fissata per il 21 settembre. De Luca ha rinunciato alla possibilità di fare appello.
“Accetterò la condanna di primo grado e non farò appello per non sprecare i soldi della comunità – spiega -. Durante l’ultima udienza non c’è stato un interrogatorio, ma un vero e proprio dibattito linguistico sul verbo sabotare. In quel momento ho avuto la sensazione di spreco di tempo e di denaro pubblico. Non faccio appelli perché non ho rubato galline – ironizza – si tratta solo di parole. L’unico modo per difendermi era che io ritrattassi. Invece avete capito benissimo. E’ la difesa del mio vocabolario. Io scelgo il vocabolario”.
Elisa Cappelli




