Civita Castellana – Una valanga di lettere minatorie e la persecuzione dell’ex l’hanno costretta ad andare dallo psicologo.
Dopo anni di cura, una quarantenne di Civita Castellana ricomincia, forse, adesso, a vedere una luce in fondo al tunnel. “E’ stata durissima – racconta la madre in aula -. Mia figlia non viveva più”.
A giudizio per tentata estorsione e stalking è finito l’ex compagno. Un processo che si trascina da almeno tre anni, tra burocrazia e cambi di giudici, mentre i fatti risalgono al 2008 e la denuncia è del 2010.
La donna è una giovane madre terrorizzata per la figlia: almeno una decina le lettere minatorie che le sono arrivate a casa in poco tempo. La maggior parte aveva a oggetto la figlia piccola. Tipo: “Dammi 100mila euro o ammazzo la tua bambina” o “Non rivedrai più tua figlia”.
Le indagini portano all’ex compagno della donna, tuttora imputato con l’accusa di averla perseguitata, oltre che per aver tentato di estorcerle denaro facendo leva sul suo amore di madre.
“Mia figlia era una ragazza intelligente, sensibile, capace nel suo lavoro. Questa storia l’ha rovinata”, racconta in aula la madre della 40enne, costituita parte civile tramite l’avvocato Giovanni Labate, mentre l’ex è difeso da Mario Matteucci.
Oltre alla donna hanno parlato anche il consulente della procura, che ha confermato che la grafia di alcune lettere in stampatello corrisponderebbe perfettamente a quella dell’imputato. E poi, lo psicologo che segue la donna da anni e ha assistito a tutto il suo calvario: “Mi raccontava che se lo ritrovava fuori dall’ufficio, fuori dal tribunale, ovunque. Ha dovuto cambiare residenza diverse volte per non vederselo più comparire davanti. Ancora adesso, dopo tanto tempo e anni di terapia, teme che lui possa fare del male alla figlia”.
Il processo continua a dicembre.
