Viterbo – Accettare la morte è difficile. Accettare la morte di un sedicenne lo è ancora di più.
Soprattutto se arriva all’improvviso e per un incidente che si sarebbe potuta evitare.
E per superare il dolore, gli amici, i compagni di classe e i professori di Giuseppe Centamore, il giovane viterbese annegato in una piscina in Francia, hanno deciso di incontrarsi questa sera nella palestra del liceo Buratti per ricordarlo. E hanno voluto farlo tutti insieme, nell’ora in cui il sole tramonta (fotocronaca – slide – video).
“Giuseppe era un ragazzo serio e sereno – lo ricorda la preside Paola Moscucci -. Rendeva la scuola un luogo armonioso e integro. Questa scuola che è ora scossa dal dolore”.
Giuseppe frequentava la seconda C del liceo classico. Amava quella scuola e da quella scuola era amato. Sempre ben voluto da tutti per la sua gentilezza ed educazione.
“Il prossimo anno – dice Moscucci, rivolta ai compagni di classe di Giuseppe – farete gli esami di maturità avendolo sempre accanto”.
Peppe, come lo chiamavano i suoi amici, è morto nel pomeriggio di martedì 30 giugno, a causa del guasto di un depuratore che non doveva essere in funzione.
Stava nuotando quando il suo corpo è stato risucchiato da uno dei tre scarichi della piscina del camping La Petite Camargue ad Aigues-Mortes in Francia. E’ rimasto bloccato sott’acqua, davanti agli occhi increduli degli ospiti, dei genitori e della sorellina Elisabetta.
“A loro – ha detto don Egidio nella predica – rivolgiamo le nostre preghiere perché perdere un figlio è dilaniante ma la vicinanza degli amici può aiutarli a superare questo momento”.
E rivolgendosi al miglior amico di Giuseppe ha aggiunto: “Va’ ogni giorno a dare un bacio ai suoi genitori”.
Tanto il dolore e lo sgomento per aver perso un amico e un alunno che fino a pochi giorni fa era sui banchi di scuola con il sorriso sempre sulle labbra.
“E’ difficile esprimere ciò che sto provando – ammette l’amico del cuore di Giuseppe -, ma scrivere qualche riga mi aiuta a superare questo momento. Mi manchi tanto – dice -. Eri il mio quotidiano. Ricorderò per sempre le camminate da casa a scuola e le risate che ci facevamo insieme. E continuerò a ridere di ciò che ci ha sempre fatto ridere e a parlarti come fossi affianco a me”.
Dopo averlo ricordato, i compagni di Giuseppe hanno fatto salire in cielo decine di lanterne bianche.
Giuseppe è morto mentre era in vacanza con i suoi genitori. Le sue condizioni sono da subito apparse critiche. È stato soccorso e trasportato in elicottero all’ospedale universitario di Nimes. Ma tutti gli sforzi sono stati vani. Giuseppe non ce l’ha fatta.
Nei giorni scorsi sul corpo dello studente viterbese è stata eseguita l’autopsia e, dalle prime indiscrezioni, è stata confermata la dinamica accertata dalle indagini.
Peppe è annegato in quel luogo che, chi lo conosce bene, definisce come il suo habitat naturale: la piscina. Amava nuotare e per questo i suoi genitori lo avevano portato in vacanza in Francia in questo immenso e suggestivo parco acquatico: mille metri quadrati in cui divertirsi e riposarsi dalle fatiche di un anno passato sui libri.
Forte il legame con mamma Paola. Non si vergognava di abbracciarla, baciarla e coccolarla in ogni momento della giornata. Proprio lei gli aveva insegnato ad amare Falcone e Borsellino. Ma anche Guccini, di cui Giuseppe conosceva tutte le canzoni.
Amava viaggiare e i pancake questo “gentleman d’altri tempi”, come lo ricorda l’amica Mariella.
Giuseppe avrebbe voluto entrare nell’accademia militare ma il destino non gliel’ha permesso.
È stato risucchiato per sempre da un buco nero ed è volato in cielo. Come le lanterne che i suoi compagni di classe hanno lasciato libere nell’aria dopo la veglia.










