Tuscania – Assolto dall’accusa di aver violentato la nipote per nove anni.
Si è chiusa ieri la vicenda dello zio alla sbarra con l’accusa di violenza sessuale aggravata.
L’uomo, dipendente pubblico in pensione, è un settantenne di Tuscania. Ieri, la sentenza del tribunale di Viterbo: assolto. Con la formula della vecchia insufficienza di prove. Ma comunque assolto.
I fatti risalgono 2006, quando in una conversazione via chat la ragazza, all’epoca poco più che quattordicenne, confessò a un’amica di subire da nove anni le avances dello zio.
Due anni più tardi, dopo la denuncia e l’arresto dell’uomo per violenza sessuale, la giovane è stata ascoltata durante l’incidente probatorio. Poi più nulla, perché i giudici del collegio presieduto da Maurizio Pacioni, non ritennero necessario farla deporre nuovamente in aula.
Dopo la requisitoria del pm Renzo Petroselli, che aveva chiesto sette anni e mezzo di carcere, e l’arringa del legale di parte civile Massimo Pistilli, ieri ha parlato la difesa. Per circa tre ore l’avvocato Giovanni Bartoletti ha illustrato ai giudici tutti i motivi per i quali il pensionato doveva essere assolto. Dalle contraddizioni della ragazza a quella rivelazione anomala. Una confidenza su fatti gravissimi, esplosa di punto in bianco, quando fino a un momento prima, le due amiche parlavano d’altro.
Per illustrare la sua tesi, il legale si è avvalso anche di maxischermo e videoproiettore, usati in aula per mostrare slide al collegio.
“Un incubo finito dopo dieci anni di gogna – dichiara l’avvocato Bartoletti -. Il tribunale ha acquisito in via del tutto eccezionale la chat tra le due amiche, paragonata alla stregua di un’intercettazione. Dopo l’arresto, il mio assistito è stato per mesi ai domiciliari. Ora, finalmente, potrà avere una vita normale”.
