Acquapendente – Riceviamo e pubblichiamo – Vorrei diventare un albero.
Prendendo spunto dall’articolo di Tusciaweb di tempo fa, di come spargere le ceneri dei defunti nel mare di Viterbo, con la bella immagine del palazzo Papale con dietro il mare, tratta dal film “Otello“ con Orson Welles attore e regista, voglio esprimere delle considerazioni che, se all’apparenza possono apparire in questo momento difficile inopportune, sono invece problemi che ci riguardano e che dovremo affrontare nel prossimo futuro.
Era tempo che mi ero ripromessa di scrivere a Linda Natalini, attuale presidente dell’associazione per la cremazione a Viterbo, una stimatissima persona e amica.
Anche se la cremazione è una pratica in costante aumento, compresa in Italia dove, da qualche tempo, la legge consente sia di conservare l’urna cineraria dentro le pareti domestiche sia la dispersione delle ceneri al di fuori dei cimiteri, lasciando spazio a possibilità varie, ho un’idea diversa.
Sono una persona che fino a oggi si è presa cura del proprio corpo in maniera normale, senza una visione ossessiva dell’immagine e con una particolare predilezione per l’interiorità, anche per gli altri.
Eppure per me il corpo è importante quanto l’anima ed è per questo che alla mia morte vorrei essere sepolta nella mia interezza.
Il corpo e l’anima sono un tutt’uno come diceva san Tommaso d’Aquino, dottore angelico della chiesa: “L’anima è tota in toto corpore”, contenuta interamente in ogni parte del corpo e a questo legata indissolubilmente.
Madre Teresa che, per le polverose strade periferiche delle grandi metropoli indiane, andava a raccogliere i corpi dei reietti moribondi, diceva sempre di rivedere in loro ogni volta il corpo sofferente di Cristo.
Ho avuto la fortuna di conoscere personalmente lo scrittore Mario Rigoni Stern, “il sergente nella neve” scampato prima alla campagna di Russia e poi al lager nazista, un antesignano di quell’ambientalismo sincero, mai civettuolo ed elitario, profondamente legato alle sue montagne dell’altipiano, ai suoi boschi e agli urogalli.
Mario alla sua morte voleva essere sepolto all’Ortigara, nella nuda terra dentro un lenzuolo, laddove riposano i corpi di tanti anonimi soldati di molte nazionalità, morti perlopiù ignari e per una “grande guerra” assurda come tutte le guerre.
Ciò non è stato possibile, perché le leggi non lo permettevano.
Oggi le cose possono cambiare, nuove idee stanno prendendo piede in America e anche in Italia.
Ho letto diversi articoli a riguardo dove, dietro l’interessamento di studiosi, in particolare donne, in un futuro più o meno prossimo, i cimiteri si potrebbero trasformare in parchi urbani con metodi di sepoltura biodegradabili o semplici sudari di fibre naturali, tramite interramento e con la messa a dimora di nuovi alberi o sul proprio corpo o sull’urna cineraria, in modo da favorire la riforestazione e il futuro del pianeta.
Così una persona se vuole può scegliere in vita quale pianta diventare, rinnovando così quell’eterno cerchio della vita che proprio nell’albero hanno trovato sempre espressione sia l’immaginazione che la memoria .
Come diceva Gaston Bachelard: “E’ radici e rami. Vive tra terra e cielo. Vive nella terra e nel vento”.
Anna Maria Meaccini
