Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Gentile redazione, rubo due minuti del vostro tempo per raccontarvi alcuni episodi grotteschi accaduti a me e alla mia compagna nei nove mesi (e successivi) di gestazione.
La prima serie di stupori la abbiamo alla Cittadella della salute dove alle gestanti (oltre al fatto che quella della mia compagna era considerata gravidanza a rischio) non è consentito avere la priorità agli sportelli.
Alla nostra domanda sul perchè le impiegate ci hanno sempre risposto “Qui si usa così” (per il resto per fortuna si sono sempre dimostrate cortesi e competenti) mentre in tutti gli altri enti dove ci siamo recati per le visite la priorità alle gestanti è un obbligo.
Comunque, in fondo la “colpa” della maternità dura solo nove mesi. Arriva alla fine il lieto evento ma non arriva l’assegno di maternità da parte dell’Inps… in questo caso la colpa è nostra perché non abbiamo notificato la nascita del piccolo rei di supporre che dal momento che tutto viene registrato al computer (nascite comprese) l’ente in questione venisse a conoscenza.
Poco male, presentiamo i documenti allo sportello preposto il 16 luglio (dove abbiamo trovato degli impiegati gentilissimi!) e pazienti aspettiamo… ma per diversi giorni nessuna notizia. Ci informiamo e ci viene detto che l’impiegata che si occupa di questa pratica è in ferie fino al 4 di agosto. Aspettiamo pazienti il rientro della signora a cui segue il solito “silenzio” ovvero la mancata corresponsione della maternità.
A quel punto ci rechiamo nuovamente dal paziente e cortese impiegato allo sportello preposto che gentilmente contatta la signora che risponde seccata e fa presente di essere oberata di lavoro e che “non scende per queste cose”.
Allora chiediamo di parlare con un dirigente (possibile che un istituto come l’Inps a Viterbo abbia una sola persona incaricata di svolgere tali pratiche e che in caso di assenza non ci sia chi la sostituisce?) e la dirigente risponde che potevo fare reclamo sul sito e che la signora addetta allo svolgimento della pratica sarebbe tornata nuovamente in ferie (!!!) e che se volevo ne avremmo parlato ma solo “dopo santa Rosa”.
Ora mi chiedo se è possibile che l’attività di un istituto nazionale sia vincolata ad una festa patronale/religiosa e che prima di questo tutto sia fermo. Non ritengo carina una risposta simile da parte di un dirigente/responsabile/quadro soprattutto nei confronti di due cittadini che già subiscono (come tutti del resto) il ginepraio della burocrazia italiana applicato a qualsiasi cosa uno debba fare e in questo caso ritengo ancora più offensivo il fatto di far scivolare il lavoro a dopo una festività “locale”.
David Evangelisti
