Viterbo – Ognuno ha il diritto di organizzarsi il funerale come meglio crede. Ce l’ho io, ce lo ha chi legge e ce l’ha pure Vittorio Casamonica, passato a migliore o peggior vita – che dir si voglia – qualche giorno fa. Che c’è di strano in quanto accaduto? Nulla. Tutto in perfetto stile. Carrozza trainata da cavalli neri, Rolls Royce nera, musica del Padrino ed elicottero che lancia petali di rose. Che vi aspettavate? Una cosa semplice, semplice, con gli amici che portano la bara a spalle fuori dal paese? “Hai conquistato Roma”, stava scritto tra la folla. E su questo forse non ci piove. “Ora conquisterai il paradiso”. Su questo, invece, qualche dubbio sorge. Ma la decisione non spetta a noi.
Spettava invece al sacerdote e alla curia romana (così severa, anni fa, con il Gay Pride), che però – pare – non ne sapessero nulla della “sceneggiata” che nel frattempo si stava consumando fuori la chiesa di Don Bosco a Roma. La Chiesa è Cristo Risorto, che trasforma la Croce da strumento di umiliazione in simbolo di liberazione dalle catene della schiavitù. Non la Chiesa del Cristo morto e sepolto.
Spettava alle istituzioni che invece – pare – non ne sapessero nulla di elicotteri “spetalanti” in volo. Ma lo spazio aereo della Capitale è sorvegliato oppure chiunque può scorrazzare sulle teste di 3 milioni di persone senza che nulla fosse? Senza che nessuno ne sapesse nulla? Spettava poi alla politica anticipare senza arrivare a scoppio ritardato in una città nuovamente saccheggiata della sua immagine.
Come nel V secolo con Alarico, nel 1527 con i lanzichenecchi, nel ’43 con nazisti e fascisti e negli anni ’60 con le speculazioni edilizie. Perché Roma così è stata ridotta. E così come è stata ridotta un paio di giorni fa, mette decisamente paura. La “danza macabra” dei Casamonica che, più che una prova di forza, è la manifestazione di una debolezza che si pone in evidenza. Un clan che scalpita e sgambetta come un ragazzino sul seggiolone, messo all’angolo da camorra e ‘ndrangheta ben più presenti e radicati a Roma e nel Lazio. Decisamente più forti e organizzati, ma incapaci ancora di imporre la propria egemonia su istituzioni e società civile come accaduto nel meridione d’Italia. Una “danza macabra” tuttavia pericolosa perché potrebbe voler puntare ad aprire nuovi scenari e altrettanto nuove alleanze in una regione con grandi opere pubbliche ancora da realizzare, terreni abbandonati, corposi finanziamenti in arrivo, intrecci atavici, lobbies fuori controllo e una disoccupazione, in particolar modo giovanile, oltre i limiti della decenza.
Spetta poi alle nostre coscienze di spettatori tutt’altro che passivi. Spettatori responsabili, soprattutto quando, senza batter ciglio, sentiamo qualcuno fregiarsi dell’amicizia con un “casamonica”. E non capita raramente, succede da anni. E capita anche nella nostra provincia. “Conosco un Casamonica”. “Sai, quello conosce un Casamonica”. Come se fosse un vanto. In una terra dove il merito conta sempre meno. Dove invece conta sempre più avere amicizie forti e minacciose. L’amico dell’amico, altrimenti nessuna mobilità sociale. Si resta dove si è nati. Chi si spacca la schiena e chi ingrassa, stritolando il territorio. Si subisce, “zitti e mosca”. Spettatori “irresponsabili”, in modo particolare quando si inneggia al “quieto vivere” e si trasmettono alle nuove generazioni i valori della “marchetta” e del clientelismo, dell'”affiliazione” al potente di turno e dell’indifferenza verso tutto e tutti, dell’inginocchiarsi al “notabile” altrimenti non si trova lavoro e non si sopravvive.
Oltre alla condanna, per quanto successo a Roma servirebbe infine provare anche un profondo senso del ridicolo e sana “presa per il culo”. Perché la servizievole “parata” cui abbiamo assistito è ridicola. E la “presa per il culo” è “un’arma”, tra le poche rimaste, che fa male e colpisce duramente e nel segno. Ancora oggi. Come durante il Maggio Francese del ’68 quando De Gaulle definì il movimento una “chienlit”, una carnevalata, sentendosi rispondere dagli studenti “la chienlit, c’est lui”, trasformando la parola “carnevalata” in “pisciasotto”.
Il “funerale” dei Casamonica: una “commedia ridicolosa” in una chiesa dove c’erano tutti. Tutti, tranne tre persone: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Amen
Daniele Camilli


