- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

“Dopo averla uccisa mi sarei buttato sotto il treno…”

Condividi la notizia:

I carabinieri della scientifica sul luogo del delitto

I carabinieri della scientifica sul luogo del delitto di Barbarano Romano

Il corpo della vittima Anna Maria Cultrera portato via dalla casa

Il corpo della vittima Anna Maria Cultrera portato via dalla casa

Il corpo della vittima Anna Maria Cultrera portato via dalla casa

Il corpo della vittima Anna Maria Cultrera portato via dalla casa

I carabinieri nell'abitazione di via IV Novembre a Barbarano Romano

I carabinieri nell’abitazione a Barbarano Romano teatro dell’omicidio 

Barbarano Romano – (s.m.) – Doveva essere un omicidio-suicidio.

Antonio Matuozzo non aveva pensato solo di uccidere a coltellate la compagna Anna Maria Cultrera. Voleva anche togliersi la vita.

Il 67enne napoletano lo aveva detto allo psichiatra che lo sottopose a perizia, durante il processo a suo carico per omicidio, finito con la condanna in primo grado a trent’anni. I suoi avvocati hanno fatto appello. 

Matuozzo non si è ucciso, ma aveva alle spalle due tentati suicidi. La notte del 12 ottobre 2013 ha massacrato Anna Maria con 50 coltellate nel loro appartamento a Barbarano Romano. Fu il primo femminicidio legalmente detto, all’indomani dell’approvazione della legge per contrastare la violenza di genere.

Omicidio premeditato, secondo il gup di Viterbo Salvatore Fanti. Nessun raptus per il giudice, ma un lucido istinto omicida che l’ha portato ad aspettare che la convivente andasse a dormire per colpirla nel sonno, quando le sue difese erano sicuramente più attenuate.

Gli avvocati Marco Marcucci e Matteo Moriggi mettono in discussione l’esito di quella perizia psichiatrica fatta in carcere a Matuozzo, dove si riconosce un disturbo mentale ma di lieve entità. Non giuridicamente rilevante. Ossia non rilevante al punto da spingerlo a impugnare il coltello contro la compagna. 

Dopo aver ucciso Anna Maria, Matuozzo danneggia tutti gli elettrodomestici che le aveva regalato e mette zucchero nel serbatoio della macchina per rovinarla. E’ lui a chiamare i carabinieri, quando la sua compagna è morta già da qualche ora.

Una sequenza di azioni che nella mente dell’assassino ha una logica: lui si era preso cura di lei e lei voleva cacciarlo dall’appartamento che avevano preso in affitto a Barbarano Romano. “Le ho risistemato e arredato la casa, una splendida casa vicino ai carabinieri – racconta ancora Matuozzo allo psichiatra -. Eravamo una coppia affiatata e invidiata. Io accudivo lei che era malata di diabete e obesità, la portavo dai medici… Dopo che una prima volta non l’hanno voluta ricoverare al San Filippo Neri ce l’ho riportata e finalmente l’hanno ricoverata e messa in terapia intensiva, dopo un elettrocardiogramma sotto sforzo. Solo a me spetta il merito di averle salvato la vita”. E come pensava di averle salvato la vita, si è arrogato il diritto di togliergliela. Pur sapendo perfettamente a cosa sarebbe andato incontro. 

“Sono pronto a pagare per quello che ho fatto perché sono colpevole – ha detto al giudice all’ultima udienza -. Sono pronto ad accettare la condanna che mi sarà data”.

Nell’atto di appello, depositato da mesi, i suoi avvocati scrivono che il pericolo è quello di aver confuso il totale disinteresse di Matuozzo per il suo futuro con la lucidità. Anche per questo chiedono un nuovo processo e una nuova perizia psichiatrica. L’assoluzione no. Impossibile: se c’è una certezza, è che Anna Maria Cultrera sia stata uccisa da Matuozzo, che non può nemmeno lontanamente aspirare a essere scagionato. Quello che la difesa chiede è un ridimensionamento della pena: Matuozzo è stato processato con rito abbreviato. In rito abbreviato, trent’anni è l’equivalente di una richiesta di ergastolo. 

“Possibile che Matuozzo meriti la pena base dell’ergastolo come la merita un boss mafioso che stermini i propri nemici, o uccida i testimoni di giustizia, o causi la morte di civili innocenti, o di un carabiniere, o di un magistrato? – si chiedono i suoi legali nell’atto di appello -. Oggi, Matuozzo paga per il proprio crimine come se non avesse mai confessato. Paga come se fosse sempre stato del tutto psichicamente sano ed equilibrato. Paga come se avesse sempre avuto una vita facile e serena”.


Condividi la notizia: