Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Quel viaggio tra cittadine francesi (Provenza, Borgogna, Normandia) e britanniche (Sussex) mi ha un po’ sconvolto, tanto che l’altra notte ho fatto un sogno che sembrava proprio vero. Ve lo racconto.
Entravo a Viterbo da Porta Fiorentina. Sulle mura garrivano bandiere e stendardi colorati che ricordavano gli episodi del passato medievale della città: vedevo stemmi dei Gatti, dei Tignosi, dei Di Vico, dell’Impero e del Papato, e di altri blasoni sconosciuti che mi spingevano a studiare la storia cittadina. Chiedo a un passante: ma c’è una festa, un festival? E quello: no, quelle bandiere ci sono sempre, indicano chi era e chi è Viterbo, la sua identità… ai suoi abitanti e ai turisti.
Mi guardo intorno; frotte di turisti appresso ad una guida con un cartello tenuto alto in mano, e tutti con il naso all’insù, divisi tra guardare la porta, le mura, il torrione della Rocca Albornoz, o gli stendardi.
Entro in città; pulitissima, non c’è un pezzettino di carta, una cicca in terra, le aiuole fiorite, fiori anche alle finestre e ai balconi, pochissime automobili, bus elettrici carichi di viaggiatori, l’acqua di Fontana Grande è trasparente, i turisti ci si specchiano approfittando per fare originali selfie. Proseguo scendendo da via Cairoli e risalgo verso Piazza del Comune; Palazzo dei Priori ha un grande labaro sulla facciata, sotto i suoi portici i turisti si aggirano tra offerte culturali e enogastronomiche, mentre altri si soffermano incantati a rimirare il Giardinetto del Comune prima di salire in lunghe file verso la Sala Regia.
Osservo con curiosità la stazioncina del bike sharing, ci sono due turisti tedeschi che si stanno servendo, parlottando su come raggiungere in bici Villa Lante smanettando sui loro smartphone. Un tizio mi guarda sogghignando davanti alla mia bocca aperta dalla sorpresa: Eh, adesso che è gennaio certo non c’è un gran flusso, dovrebbe vedere a maggio, o a settembre… dice. Gennaio? Il sogno è ambientato a gennaio? In effetti, sento un po’ freddo… mi infilo in un caffè. Personale preparato, gentile, ammiccante: con il caffè mi propongono dolci locali e mi allungano un dépliant con le specialità e l’indicazione di un’app per sapere dove trovarle calde in giro.
Risalgo lungo via San Lorenzo, in un tripudio di bandiere, di fiori e di profumi, mentre guardo i negozi di souvenir e di artigianato pieni di belle cose, di qualità, niente chincaglierie. Sento della musica: a Piazza del Gesù si esibiscono gruppi di musica medievale e di musica elettronica in uno strano mix culturale. C’è un festival? chiedo ad uno che ascolta beato (è la seconda volta che lo chiedo, perché non mi sembra tutto così normale). Macché, dice l’altro, sono esibizioni quotidiane, vengono da tutto il mondo a Viterbo, è una vetrina imperdibile, ieri c’era pure quel vecchietto di Alan Stivell con la sua arpa celtica e prima ci sono stati Youssou n’dour e Bregovic… li chiamano le associazioni dei commercianti o le associazioni culturali di quartiere… quelli che vede oggi vengono dall’Irlanda, gente che prega di esserci; essere invitati a suonare qui significa essere al top… Lo guardo sgomento; ma tutto questo non succedeva ad Avignone, a Bristol, a Dublino, magari a Spoleto ai bei tempi…? Mah…
Deglutisco a fatica e proseguo; guardo le colonnine per ricaricare gli i phone, per acquisire app turistiche e culturali, di fronte a Palazzo di Vico, tutto blasonato, e giungo a Piazza San Lorenzo. Pittori di strada più che a Montmartre, turisti cinesi, giapponesi, russi, americani; tutti a farsi fotografare sulla scalinata del Palazzo Papale. Lì garriscono bandiere con gli stessi stemmi rilevabili sulla superficie del Palazzo C’è una mostra internazionale d’arte sacra, dentro, di tutte le religioni, l’hanno inaugurata il papa, il segretario dell’ONU e il presidente della Repubblica, tutti assieme qualche giorno fa. Un evento significativo per la cultura della tolleranza religiosa, ha scritto il Times in prima pagina. Lo sto leggendo su un’app che mi è comparsa sul cellulare con un trillo.
Torno sui miei passi verso San Pellegrino: non si passa, mi dicono bonariamente due vigilesse, aspetti un’ora, adesso stanno girando alcune scene per un colossal di Hollywood proprio in piazzetta, ci sono tre premi oscar solo sotto la torre Scacciaricci… dicono ridendo.
I vigili. Ora che ci penso, ne ho visti parecchi; discreti, eleganti, ma con lo sguardo attento. E ho visto sopra la mia testa anche altri blasoni che non sono proprio bandiere: telecamere, un po’ dappertutto. Oddio, sono nelle mani di un Grande Fratello, dico a voce alta. Ma quelle telecamere spiano solo ciò che uno fa, di male, sulla pubblica via – mi spiega ridendo un giovanotto prima di farsi un selfie con la ragazza davanti a Piazza Fontana Grande – e poi, sa, meglio che essere nelle mani di un teppista o di un vandalo, no?
Mentre sono lì, conto i negozi lungo via Cavour: tutti aperti, tutti pieni di offerte: libri, tecnologie, vestiario, ricordi, arte, artigianato, servizi, bar, trattorie, un tripudio di iniziative, gente che lavora allegramente davanti ad un fiume di clienti che vengono da ogni parte della città, della provincia, della regione, del Paese, dell’Europa, del Mondo…
Intanto sento un francese che dice ad un amico: Domani faccio un salto a Roma per il Colosseo e Trinità dei Monti, ma poi torno subito qui, devo ancora vedere quei gioielli di Castel d’Asso e Norchia…
A quel punto mi sono svegliato. Magari un pezzetto di sogno che si fosse realizzato? Un sogno é un sogno, basterebbe solo qualcosina…
No, neanche una briciola. Sono uscito per prendere un po’ d’aria: solo cacche di cane, bottiglie sparse per terra, buste di plastica, segni di pisciate notturne sui portoni del centro storico, fiori secchi nei giardini, scritte deliranti sui muri, cartelloni turistici sfondati, negozi chiusi e abbandonati, gente che si trascina per le strade senza voglia di parlare e di sperare ancora. In un bordello di traffico senza sosta e senza educazione. Due turisti spaesati chiedono informazioni su Villa Lante, gli rispondono a spallucce.
Dikaios Filokalos
Greco di Viterbo

