Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Riteniamo doveroso rispondere a chi, in questi giorni, viste le condizioni di forte indebitamento in cui versa Talete, sta affermando che la gestione pubblica ha fallito e che l’unica soluzione sta nell’ingresso dei privati, spianando così la strada ad Acea Spa.
Facciamo presente che Talete, sebbene sia controllata da Enti pubblici, è una Spa, cioè una Società commerciale di diritto privato , alla quale si applica, senza eccezioni in quanto norme speciali non dispongono diversamente, l’art. 2247 del codice civile che recita: “Con il contratto di società due o più persone conferiscono beni o servizi per l’esercizio in comune di un’attività economica allo scopo di dividerne gli utili”.
Ciò significa che Talete non è gestione pubblica, gestione pubblica significa, invece, gestione diretta del servizio idrico da parte di un ente pubblico.
Esempio: vi ricordate quando il comune fino a circa 20 anni fa gestiva il servizio idrico? Quando le bollette erano molto più economiche? Quando non dovevamo mantenere i costi dei locali in affitto della società, del servizio informatico della società, degli amministratori della società, del parco macchine, e così via?
Ecco, quella era gestione pubblica.
Tutto ciò che è venuto dopo, Spa a capitale pubblico, Spa a capitale misto, non è gestione pubblica.
Quando si sente parlare di Talete Spa o, peggio ancora, dell’ingresso di Acea Spa viene l’orticaria a tutti quei milioni di italiani che si sono espressi nel referendum del 2011 a favore della gestione pubblica dell’acqua.
Ci viene l’orticaria perché crediamo che i soci di Acea Spa, Caltagirone e banche non siano esattamente la Caritas o Babbo Natale.
Perché il fallimento di Talete l’abbiamo già sperimentata sulla nostra pelle e perché, ancor peggio, chi ha già Acea come gestore del servizio idrico conosce bene gli alti costi di gestione riversati sulle bollette a fronte poi di un carente servizio offerto. Lo dimostrano i numerosi e continui ricorsi legali presentati dai cittadini attraverso varie associazioni.
Per questo Il Comitato Non ce la beviamo sarà nelle piazze di Viterbo a partire da sabato 8 agosto (piazza dei Caduti lato Coin, angolo via Marconi, dalle 17 alle 20) affinché il comune di Viterbo ascolti la voce dei cittadini e tolga finalmente la gestione dell’acqua dalle logiche del mercato.
Il comitato Non ce la beviamo
