Viterbo – Ogni anno si verificano in Italia oltre 1.000.000 di incidenti sul lavoro con conseguenze che provocano quasi 25.000 invalidità permanenti e più di 1.200 morti.
Il costo economico, in Italia ogni anno è gravoso, infatti il costo per il pagamento dell’indennità per inabilità temporanea al lavoro è di 500 milioni di euro per il solo Inail (senza quindi considerare l’Inps e le spese sanitarie).
La notevole frequenza di incidenti stradali e infortuni sul lavoro ha predisposto il clinico a dare particolare attenzione al riconoscimento dei disturbi cognitivo-comportamentali considerando il danno neuropsicologico con più interesse.
“Ma non solo – spiega Rita Giorgi, direttore scientifico del Csc – anche le demenze costituiscono sempre di più un problema rilevante di sanità pubblica. Tali patologie rappresentano infatti una delle maggiori cause di disabilità nella popolazione generale e hanno un considerevole impatto socio-sanitario. A testimonianza della consapevolezza della complessità della situazione, accanto all’impegno dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che da qualche anno ha inserito i disturbi neurologici tra le priorità della sua agenda globale, anche l’Unione e la Commissione Europea hanno posto il tema specifico delle demenze al centro delle attività di ricerca e di azione congiunta che vengono promosse e sostenute negli Stati membri. Il peso dell’invecchiamento della popolazione contribuisce a confermare le stime di numerosi studi epidemiologici internazionali che prevedono, nel 2020, un numero di casi di persone con demenza di oltre 48 milioni, che potrebbe raggiungere, nei successivi venti anni, una cifra superiore agli 81 milioni di persone, per la stragrande maggioranza concentrata nei paesi in via di sviluppo”.
“In termini di disabilità inoltre – prosegue la psicologa e psicoterapeuta Ambra Erika Varsi – basandosi sulle valutazioni della scala Disability-adjusted life years (Daly), risulta che il peso della demenza è, nei Paesi Eu, quasi doppio di quello generato da una patologia come il diabete. Negli stessi Paesi la stima dei costi per le demenze assommava nel 2008 ad oltre 160 miliardi di Euro, con una stima dei costi delle sole cure informali intorno al 56% del totale. Quindi c’è sempre una maggiore necessità di incrementare l’utilizzo della valutazione neuropsicologica per adoperare provvedimenti di tipo medico-legale (per esempio valutazione della capacità di intendere e volere, dichiarazione di invalidità, idoneità alla guida, consenso ai trattamenti sanitari, amministratore di sostegno)”.
“L’uso della neuropsicologia a fini giuridici – sottolinea la Giorgi – è oggetto di crescente attenzione, motivato principalmente dall’incremento delle richieste di prestazioni neuropsicologiche a fini forensi nella pratica quotidiana e, secondariamente, dalla crescente attenzione della comunità culturale e scientifica relativa a questa tematica”.
“Attualmente in Italia – continua Erika Varsi – ma anche nella maggior parte degli altri paesi europei, non esistono programmi istituzionali di formazione, né istituti professionali che si occupano nello specifico di neuropsicologia in ambito giuridico, sono stati istituiti solamente all’interno di alcune università alcuni corsi di specializzazione (tipo master) che includono materie inerenti a questo ambito. Non esiste, comunque, tutt’ora un percorso formativo che assegni il titolo di “Neuropsicologo Forense”. Infatti, nel nostro Paese l’interesse per la neuropsicologia forense è ancora periferico, nonostante l’impiego della clinica neuropsicologica in campo forense, si sta continuamente sviluppando ed ampliando. Con l’allungamento della vita media c’è stato un vertiginoso aumento della frequenza di malattie e sintomi degenerativi (per esempio legati alle demenze)”.
Per la psicologa e psicoterapeuta Valentina Tanini “la neuropsicologia può dare un contributo in questo senso perché è proprio quella dottrina che ha come fine lo studio dei processi cognitivi e comportamentali relazionandoli con i correlati anatomo-fisiologici del sistema nervoso centrale che ne sottendono la funzionalità e può dare un notevole apporto nei differenti settori dell’indagine giuridica.
L’esame neuropsicologico consente di attestare con maggiore affidabilità i sintomi psichici e cognitivi e le funzioni residue. La neuropsicologia forense è quindi una branca della neuropsicologia, dal momento che ne applica gli stessi metodi, principi e la stessa pratica, anche se con fini differenti dalla diagnostica clinica.
“Aspetti – conclude Rita Giorgi – che il corso specialistico ‘La valutazione neuropsicologica in ambito forense’ del dipartimento di Psicologia clinica forense e sociale del Csc approfondirà e che saranno utili alla formazione professionale e che consentirà di operare nei seguenti ambiti: medicina legale, consulenza tecnica di ufficio, consulenza tecnica di parte, perizia assicurativa, libera professione privata. Il corso partirà ad ottobre e si svolgerà a Viterbo”.
