Castiglione in Teverina – (s.m.) – Scosso. Provato. Mortificato.
G. O., il brigadiere arrestato sabato per violenza sessuale su un ventenne, si è presentato allo stremo delle forze, ieri mattina, all’interrogatorio di garanzia davanti al gip Francesco Rigato.
Il carabiniere è da quattro giorni agli arresti domiciliari.
Ieri, per circa un’ora, ha risposto alle domande del giudice, negando l’accusa, pesantissima, di violenza sessuale rivoltagli da un ragazzo poco più che ventenne. Abusi dentro e fuori la caserma di Castiglione in Teverina dove prestava servizio, almeno da quanto si legge sugli atti di indagine.
Il ragazzo che ha sporto denuncia parla di quattro anni di violenze, spesso dentro le camerate della caserma di viale Duilio Rossi. Dopo aver ricevuto convocazioni dal brigadiere solo apparentemente formali e giustificate.
“Non c’è stata nessuna violenza”, ha replicato davanti al giudice il militare dell’Arma, aggiungendo di aver insistito al telefono per vedere il ragazzo solo perché aveva paura di certe voci che si stavano spargendo in paese e voleva parlargliene.
Quanto all’accusa di rivelazione di segreti d’ufficio, anche questa contestata a G. O., il brigadiere ha spiegato di aver chiamato un suo conoscente non per informarlo di futuri controlli, ma per chiedergli semplicemente di esibire dei documenti.
Si parla di un paio di “soffiate”, su verifiche della forestale e dei colleghi carabinieri. Ma il brigadiere smentisce.
Per gli inquirenti, sarebbe responsabile anche di stalking e abuso d’ufficio.
Il suo avvocato, Angelo Di Silvio, ha chiesto che i domiciliari siano convertiti in una misura più leggera. “Questa vicenda lo ha sconvolto – spiega il legale -, anche se ha fornito spiegazioni lucide e chiare ed è stato sicuro e preciso nel respingere le accuse. Gli dispiace per il paese di Castiglione in Teverina e per i colleghi della caserma. Quello che spera, adesso, è di essere riuscito a fare chiarezza durante l’interrogatorio, per evitare che questa vicenda abbia ulteriori strascichi”.
L’ordinanza del gip si basa interamente sul pericolo di inquinamento delle prove, trattandosi di un operatore delle forze dell’ordine. Sarebbe questo il motivo che ha spinto il tribunale a mettere il brigadiere ai domiciliari. Ma il carabiniere non li sta scontando a Castiglione. “Non ha modo né di frequentare la caserma, né di incontrare il giovane che ha sporto denuncia – dichiara Di Silvio -. Per questo crediamo che potrebbe essere eventualmente sufficiente anche una misura meno pesante, come il divieto di avvicinamento alla persona offesa”.
Per il brigadiere, del resto, scatterebbe comunque a breve la sospensione dal servizio. Un provvedimento in via esclusivamente precauzionale, automatico in caso di arresti o altre misure cautelari.
Per ora, comunque, e fino a sentenza di condanna definitiva, il carabiniere resta indagato, ma innocente.
