Barbarano Romano – Torna in aula dopo l’estate l’omicidio di Barbarano Romano.
Il processo ad Antonio Matuozzo, condannato a trent’anni per aver ucciso a coltellate la compagna, riprenderà a ottobre.
La Corte d’Assise d’appello di Roma ha fissato l’udienza, dopo che gli avvocati Marco Marcucci e Matteo Moriggi hanno impugnato la sentenza di primo grado che dava a Matuozzo il massimo della pena prevista nel giudizio abbreviato.
Anna Maria Cultrera, viterbese di 61 anni, moriva la notte del 12 ottobre. Per mano del compagno.
Matuozzo la uccide verso mezzanotte. La compagna dorme, quando si accorge delle prime coltellate: non ha i riflessi pronti per agire, né potrebbe opporsi in alcun modo alla furia omicida del convivente che, ormai, ha deciso. Saranno più di cinquanta i fendenti contati sul corpo della donna dal medico legale Giorgio Bolino.
Un delitto che è una specie di vendetta, secondo la ricostruzione che Matuozzo offre ai carabinieri fin dalla prima ora. A lei che voleva cacciarlo di casa, lui risponde con le coltellate. Deluso per l’ingratitudine che diceva di notare nella compagna, della quale si era sempre occupato con amore, almeno a suo dire.
Su Matuozzo, in realtà, pende un precedente importante: aveva trascorso alcuni anni in carcere per abusi sessuali sulla nipotina di Anna Maria.
Mentre scontava la pena, c’era stata comunque una fitta corrispondenza tra i due, tornati a vivere insieme una volta che Matuozzo era uscito dal carcere. Anche per questo, secondo la difesa, non regge l’ipotesi del giudice, secondo il quale la vittima volesse scaricare il compagno in seguito a quei fatti gravi, che l’avevano amareggiata.
Ma soprattutto, per i legali, non regge la perizia psichiatrica, visto che il perito del giudice, Maurizio Marasco, nella sua relazione, parla di disturbi non rilevanti, considerando poco o niente le diagnosi di altri medici, così come i due tentati suicidi di Matuozzo. Se ne riparla al processo bis.


