Viterbo – Ogni giorno uno studente si sveglia e sa che dovrà correre più veloce dei suoi compagni, se vuole trovare posto sull’autobus. Il proverbio della dura legge della savana – leone e gazzella – va bene anche per gli studenti viterbesi e il trasporto pubblico. Una vera giungla quotidiana.
Ogni giorno, all’uscita da scuola, è la ressa per salire sul pullman. Un inferno per gli studenti che prendono (sempre se ce la fanno) il bus delle 13,08, con partenza da Riello. Dal liceo scientifico Ruffini, la scelta più logica sarebbe salire a piazza Crispi: impossibile. Un’idea da poveri illusi perché a piazza Crispi il bus non è già più un bus, ma un carro bestiame, traboccante fino all’orlo.
Per sperare di salire, gli studenti sono costretti ad arrivare fino a via Vico Squarano, oppure alla fermata successiva di viale Diaz, ma anche qui si rischia già di essere spacciati: il bus è stracolmo. L’unica possibilità di prenderlo è gettarsi nella mischia e lasciarsi trasportare dal fiume in piena della folla, passando l’intero viaggio stipati tra uno zaino e l’altro. Quando si tratta di salire, nessuno guarda in faccia nessuno. E’ una lotta di mani, piedi e gomiti per farsi spazio all’ingresso del bus e dentro. Solo i più fortunati riescono nell’impresa di vincere un posto in piedi schiacciati tra i compagni. Gli altri restano a piedi, pur avendo diritto a un servizio che gli costa 150 euro per nove mesi di scuola.
Le proteste si moltiplicano. I ragazzi sono stanchi e, ancora di più, i genitori che ci mettono i soldi dell’abbonamento. E così, nei giorni scorsi, è partita la prima lettera alla Cotral. Capofila dell’iniziativa, Floriana Clementi, con due figli che ogni giorno fanno il tragitto Soriano – Viterbo – Soriano. Nella doppia veste di mamma e avvocato, ha presentato le sue rimostranze all’azienda.
“Oltre al fatto di pagare per un servizio carente e non sempre garantito, visto che non tutti riescono a prendere l’autobus, il problema vero è il pericolo per i ragazzi – spiega Floriana Clementi -. Pericolo di risse tra studenti, che possono sfociare in percosse e lesioni, a danno soprattutto dei più piccoli. Rischiano seriamente di farsi male. Viaggiano in condizioni inaccettabili. A volte persino con le portiere aperte nel tratto Viterbo-Bagnaia perché l’autobus è così pieno che non si chiude”.
Nella sua lettera alla Cotral l’avvocato, anche a nome degli altri genitori, intima il ripristino della vecchia corsa aggiuntiva: il pullman bis che, fino a qualche anno fa, consentiva di ripartire la folla di studenti tra due autobus, senza corse contro il tempo e lotte all’ultimo sangue. “Non sarebbe comunque sufficiente – si legge sulla lettera firmata da Floriana Clementi e dagli altri genitori – a causa della soppressione della corsa delle 12,40, i cui pendolari si riversano sull’autobus delle 13,10”. I genitori, quindi, chiedono non solo il ripristino della vecchia corsa bis, ma anche di un altro autobus, per permettere a tutti gli studenti di tornare a casa in sicurezza, usufruendo del servizio che hanno pagato.
Un vero e proprio aut aut. Perché la Cotral potrà reagire come vorrà alla lettera dei genitori, ma l’avvocato vuole andare fino in fondo: se entro tre giorni l’azienda non risolverà il problema, Floriana Clementi chiederà la restituzione del prezzo dell’abbonamento. Prezzo doppio, nel suo caso di madre di due figli liceali che viaggiano tutti i giorni sul bus. E il problema della Cotral è che in tanti sono pronti a imitare questa mamma, tra disdetta dell’abbonamento e risarcimento danni per inadempienza, con uno sconveniente effetto domino…
