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Attentato all’ex sindaco Pomarè, liberi tutti

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Viterbo - Operazione Terra madre - Antonio Pira

Viterbo – Operazione Terra madre – Antonio Pira 

Viterbo - Operazione Terra madre - Uno dei fratelli Pira

Viterbo – Operazione Terra madre – Uno dei fratelli Pira 

Viterbo - Operazione Terra madre - Uno dei fratelli Pira

Viterbo – Operazione Terra madre – Uno dei fratelli Pira 

Viterbo - Operazione Terra madre - Il materiale sequestrato

Viterbo – Operazione Terra madre – Il materiale sequestrato 

Farnese – Scarcerati.

Niente più arresti domiciliari per i fratelli sardi Marco e Paolo Pira e il padre ultrasettantenne Antonio.

I tre uomini accusati delle pesanti minacce all’ex sindaco di Farnese Dario Pomarè, tra l’uliveto distrutto, i cani massacrati e il casale, la macchina e il trattore incendiato, sono di nuovo liberi da ieri. 

Lo ha deciso il tribunale del Riesame, che ha accolto i ricorsi dei loro avvocati Angelo Di Silvio e Giuseppe Picchiarelli. Annullata l’ordinanza di custodia cautelare. Solo questo, per ora, dice lo scarno dispositivo dei giudici romani. Le difese hanno puntato sulla mancanza di attualità dell’arresto; dalle intimidazioni a Pomarè all’arresto dei Pira passano cinque mesi, colmati con intercettazioni in cui padre e figli dicono cose inquietanti ma, concretamente, non fanno nulla per attuare quelli che, almeno al telefono, sembrano veri e propri propositi criminali. Come quando dicono, sempre parlando di Pomarè, di “ammazzargli quel cane”. O di fargli “subito un altro lavoretto”. Oppure, che “adesso tocca pure al figlio”. 

L’altro motivo alla base dei ricorso dei difensori è stata l’ordinanza d’arresto copia-incolla, quasi in tutto uniformata alle richieste del pm Fabrizio Tucci, tranne che per il fatto che il magistrato aveva chiesto il carcere per padre e fratelli, messi, invece, ai domiciliari.

Una grossa soddisfazione per gli avvocati, che adesso aspettano di conoscere nel dettaglio le ragioni della decisione del Riesame. 

Secondo le indagini i Pira, accusati a vario titolo di stalking, detenzione e porto abusivo di armi clandestine, furti aggravati e abigeato, volevano colpire i firmatari della riforma, poi approvata, per la regolamentazione dei terreni a uso civico. Un provvedimento che li danneggiava e che gli avrebbe fatto perdere circa 60 ettari di fondi agricoli a uso pascolo, di cui si erano appropriati nel tempo. Almeno 40, secondo gli inquirenti, le persone che i Pira volevano colpire una a una, dopo le intimidazioni a Pomarè, definite dal colonnello Mauro Conte “senza precedenti in tutta la provincia”.

Nel blitz “Terra madre” dei carabinieri di Tuscania e Farnese, scattato a fine luglio, furono trovati scanner, 500 cartucce a palla singola, quattro passamontagna, tre cartuccere, pugnali e un puntatore laser notturno.

Da ieri, dopo un mese e mezzo di domiciliari, sono di nuovo tutti liberi.


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