Viterbo – “Valutiamo positivamente il regolamento regionale n.11/2015 di attuazione della vecchia L.R. n.38/1999 sulla multifunzionalità, che fornisce un quadro organico ed aggiornato delle opportunità che si profilano per la diversificazione del reddito agricolo. Quello varato è un provvedimento articolato ed organico che fa chiarezza. La mutifunzionalità deve essere una priorità delle politiche regionali e del PSR”. Lo ha sottolineato il presidente di Confagricoltura Lazio Sergio Ricotta in occasione della presentazione ufficiale della nuova normativa al Palazzo della Regione.
“Le aziende agricole del Lazio – ha ricordato Sergio Ricotta – devono integrare le attività agricole primarie con altre compatibili e connesse, che sono richieste dalla collettività e che presentano interessanti prospettive. Le opportunità sono tante e vanno svolte direttamente dall’agricoltore o da partner competenti; fanno comunque capo all’attività agricola che è e resta primaria. Si includono tra le attività connesse oltre quelle dell’agriturismo e del turismo rurale, quelle di: laboratori artigianali; botteghe rurali; ristoranti, enoteche e birrerie di campagna; officine culturali e borghi rurali dell’arte; fattorie didattiche e centri rurali di soggiorno studio; agri-asili e ludoteche rurali; centri sportivi e centri ricreativi rurali; pet-therapy; centri anziani e centri disabili”.
“La regolamentazione della multifunzionalità – ha proseguito il presidente Ricotta – permetterà poi il recupero dell’edilizia rurale fatiscente che potrà essere restaurata, recuperata e trovare nuove utilizzazioni; inoltre è un freno al degrado, all’urbanizzazione, alla sottrazione delle terre agricole dell’agro laziale”.
“Le opportunità per sviluppare attività di diversificazione in agricoltura sono enormi – ha concluso il rappresentante di Confagricoltura Lazio – . Si tenga presente che, nella regione, poco più di 3.800 aziende, su oltre 98.000, svolgono attività agricole integrate o connesse. Di queste meno di 750 si occupano di agriturismo, le fattorie didattiche sono 53. Insomma ci sono ampi spazi di manovra che le aziende devono cogliere per venire incontro ai nuovi bisogni della collettività, ma anche per ampliare il reddito aziendale”.
