Viterbo – Cev in eterna liquidazione.
La società comunale già da tempo avrebbe dovuto essere a riposo. Non più operativa, nullafacente.
Tutte le sue funzioni sono state appaltate o cedute, va chiusa, eppure il comune continua a mantenerla in vita, spendendo soldi.
Ammonta a 46mila 365 euro la spesa prevista per il 2015. Non poco per una società che non dovrebbe più esistere.
Magra consolazione, rispetto al 2014 le previsioni dei costi sono dimezzati. Erano 93mila 444 euro.
Cev ha l’elettroencefalogramma piatto, ma l’amministrazione comunale lo mantiene in vita con iniezioni da decine di migliaia di euro.
Così finché non sarà messa la parola fine ai problemi legati ai crediti nei confronti dell’ente, come riporta il liquidatore Cinzia Marzoli nel piano operativo 2015.
“Dal punto di vista finanziario – scrive Marzoli – non sono state ancora risolte le problematiche relative ai crediti vantati nei confronti dell’ente e che risultano ostative alla chiusura delle operazioni di liquidazione”.
Concetto già espresso in precedenza in un’altra nota.
“Nel 2013 è stato dato inizio al confronto dei dati per i crediti Ici/Tarsu con il dirigente comunale preposto. Tale attività deve essere portata a conclusione”.
Il Cev resta in piedi anche per altre ragioni. A cominciare dai contenziosi, maggiore voce d’uscita per la partecipata.
“L’unico costo ancora consistente – spiega Marzoli – è quello per le consulenze amministrative e legali”. Le seconde in particolare.
“Oltre alle spese per i contenziosi conosciuti, si sono aggiunte spese impreviste”.
Nuovi ricorsi che vedono impegnato il Cev e nel 2015 altre se ne aggiungono per cause intentate da un ex dipendente e da un altro lavoratore e altri procedimenti che proseguono per tutto il 2015.
Per le consulenze amministrative e legali si è arrivati a 14mila euro, mentre fra i costi figurano la locazione degli uffici per 5mila 700 euro, 500 per costi cancelleria e 220 consumi acqua.
Seicento euro le spese per l’energia elettrica, 450 quelle di condominio, 680 il costo noleggio fotocopiatrice e mille euro per commissioni e oneri bancari.
Calano gli emolumenti agli amministratori: da 36mila 400 a 20mila 800 euro.
“Il compenso del liquidatore – osserva Marzoli – è stato indicato in misura ridotta rispetto al 2014, tutti gli adempimenti fiscali li sto facendo in qualità di professionista abilitato e la contabilità è gestita in economia”.
Sforzi lodevoli. Se il comune prima o poi riuscisse a mettere la parola fine, sarebbe anche meglio.
Giuseppe Ferlicca
