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“Ci hanno detto di preparare un cesareo di corsa…”

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Viterbo - L'ospedale di Belcolle

Viterbo – L’ospedale di Belcolle 

Viterbo – Ultimi testimoni al processo per la morte di una neonata a due settimane dal parto.

Ieri pomeriggio, in tribunale, hanno parlato una pediatra, un’ostetrica e una delle infermiere intervenute per la morte di Claudia, vissuta solo 17 giorni tra l’ospedale Belcolle, dove nasce il 21 maggio 2012, e il Bambin Gesù, dove i medici la trasferiscono d’urgenza. Alla sbarra, due ginecologi viterbesi accusati di omicidio colposo. 

Per la pediatra che ha intubato la piccola subito dopo il cesareo, la bimba nasce quasi morta. Un valore del sangue, secondo il medico, suggerisce una sofferenza pregressa. Pregressa quanto? Difficile da dire. Per tutto il processo, le difese hanno provato a spostare all’indietro le lancette dell’orologio, sostenendo che c’erano già avvisaglie che Claudia soffrisse. Quindi il cesareo poteva essere fatto prima. Quindi non dai medici imputati, ma da quelli del turno precedente. O semplicemente, la morte della piccola, visti certi segnali di sofferenza, non si poteva evitare.

I medici del turno precedente a quello dei ginecologi imputati non segnalarono anomalie. Lo dice l’ostetrica ascoltata ieri davanti al giudice Eugenio Turco. 

La ferrista ricorda solo l’urgenza con cui fu chiamata: “Ci hanno detto di preparare un cesareo di corsa”. Cesareo che, per l’accusa, è stato ritardato almeno di due ore.

A dicembre la sentenza.


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