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“Su ciò che non si conosce si deve tacere”

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L'aula di una scuola

L’aula di una scuola 

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo –  Scrivo con riferimento a quanto da voi ricevuto dal Movimento Cinque Stelle di Viterbo.

Il filosofo Wittgenstein ci ha regalato un’aurea regola di vita e di comportamento: “Su ciò che non si conosce, si deve tacere!” e davvero avrebbe fatto meglio a tacere chi ha scritto a iosa imprecisioni, oltretutto offensive per chi da troppi anni si arrabatta nel mondo del precariato scolastico, giustificabili soltanto con la scarsa, superficiale conoscenza dell’argomento o con una strategica e demagogica malafede.

Ricordo poi che è sempre bene firmare in calce un articolo, metterci la faccia, come si suol dire, e non coinvolgere nelle proprie personalissime valutazioni un intero gruppo che credo stia portando avanti rispettabili, concrete e spesso condivisibili iniziative politiche.

Sono un docente precario (tuttora!) di Filosofia e Storia: quarantanove anni, una laurea col massimo dei voti, due titoli specialistici (baccellierati), un dottorato di ricerca, soprattutto una Ssis della quale, a detta del don Chisciotte pentastellato, mi dovrei vergognare così come della permanenza (ancora, purtroppo, dopo la grancassa assunzionale del Conducador fiorentino) nelle Gae di Roma prima e di Viterbo poi.

Veniamo al testo “grillino”: la Gae “in pillole (sì perché ormai degli argomenti seri e della vita e professione degli altri si parla in pillole) è una lista di insegnanti la cui posizione è decisa dal tipo di laurea, dal voto e dagli esami dati nel corso di studi scelto”…  Ma quando ha sognato tutto ciò? La laurea è solo il titolo di accesso necessario ed imprescindibile alla classe di materie da insegnare (ad es., nel mio caso, Filosofia e Storia).

Il voto finale poteva eventualmente essere titolo preferenziale in sede di concorso pubblico a cattedra o abilitante. Sì perché, al netto di vecchie posizioni dovute agli infiniti canali di reclutamento del personale docente attivati e spesso sopportati in Italia, alle Gae si accedeva, udite udite, per concorso pubblico o per Ssis (sulle vergogne successive, veramente a pagamento, fabbriche di illusioni per tanti bravi colleghi, neanche voglio soffermarmi). Le Ssis vengono definite “appositi corsi a pagamento”, fabbriche, insomma, di abilitazioni. Peccato che le Ssis nacquero dall’intuizione, felice ma inattuata, di mettere a concorso i posti necessari e disponibili di insegnamento, individuati regione per regione, creando un percorso abilitante alla docenza che prevedeva: concorso per titoli, prova scritta ed orale ; graduatoria finale utile solo per i vincitori dei posti a bando; biennio formativo, con frequenza obbligatoria, teorico, pratico, pedagogico; un monte ore biennale di tirocinio formativo sul campo; esami intermedi ed esame finale scritto ed orale. Alla fine di questo percorso, indubbiamente a pagamento, i vincitori del concorso venivano abililitati ed inseriti in Gae.

Di cosa dovrei vergognarmi? E quali sono le competenze per parlare così?

C’è scritto ancora sull’articolo: la Gae “permette ad un insegnante… di rifiutare una chiamata del Miur mantenendo però la sua posizione in graduatoria”. I precari Gae che non hanno aderito alla mobilità nazionale (fase B) non hanno ricevuto, né rifiutato, proposta di assunzione alcuna: semplicemente sono rimasti parcheggiati in una Gae dal futuro incerto ed angusto.

Io personalmente, pur secondo nella mia Gae, ho aderito alla roulette russa della fase B e se avessi avuto una proposta a tempo indeterminato sarei dovuto partire, pena l’essere depennato dalle Gae.

La gemma finale: “In questa lista ci sono molti insegnanti che, in attesa del ruolo, lavorano in altri settori meglio pagati ma che non lavorando nella scuola non hanno alcuna esperienza”. Magari fosse così; si descrive uno scenario che per la quasi totalità totalità dei precari non esiste. A meno che l’anonimo grillino non parli di sé stesso.

Due riflessioni (tristi) finali: ancora una volta si cerca di fare bassa demagogia ad effetto sulla situazione della scuola e dei precari! Ieri Serra che, più renziano di Renzi, ebbe a dire che i docenti che scioperavano difendevano i propri privilegi; oggi l’anonimo grillino che dipinge il precariato nelle Gae come il paese di Bengodi. La mia solidarietà vera, di gavetta e trincea quotidiana, ai colleghi di seconda e terza fascia che da anni rendono possibile l’insegnamento, sfruttati ed illusi eppure (penso alla A049, Matematica e Fisica) necessari.

La seconda: fa male vedere accostato il nome nobile di Imposimato a tanta sciatteria ed imprecisione.

Andrea Cipolla


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