Viterbo – “Non vedo più le ragioni, personali e politiche per rimanere, è inutile”.
Filippo Rossi (Viva Viterbo) è pronto a lasciare. Dopo quelle da direttore artistico di Caffeina, arrivano le dimissioni da consigliere comunale. Le ha pronte in tasca. A metà fra un avvertimento alla sua maggioranza e uno sfogo. Perché in comune regna l’immobilismo.
Che ne è della riqualificazione di piazza del Comune? E del prossimo Giubileo? A.a.a. disperatamente cercasi idea di sviluppo per la città. Per Rossi non c’è, ma l’opposizione non gioisca. Ce n’è anche per loro. Se Michelini brancola nel buio, nel centrodestra non va molto meglio.
Rossi, che succede, si dimette?
“Non succede nulla, le mie dimissioni sono poca cosa. Una brezza in una tempesta”.
O una tempesta in un bicchier d’acqua?
“Sono consigliere comunale, questo è il mio ruolo. Non vedo più ragioni personali e politiche per stare lì. E’ inutile. Ho le dimissioni in tasca”.
Qualcuno potrebbe non accorgersene se se ne va, visto che il consiglio comunale lo frequenta poco…
“Non vengo in consiglio, mi sono dimesso apposta da presidente per non andarci. Si fanno chiacchiere sul nulla. Il niente che dibatte del nulla. Devo andare per sentire dire che la politica deve dare segnali. Ma la politica non deve dare segnali, deve decidere. Sennò non serve a niente”.
Che deve succedere affinché lei ci ripensi?
“Dico sempre le stesse cose da mesi..”.
Un disco rotto?
“Veramente minaccio le dimissioni perché mi sono rotto il disco”.
Quindi?
“Il porticato di palazzo dei Priori. Ce la facciamo a riqualificare piazza del Comune? Senza stare a porci problemi, si, no, forse, tirando in ballo il bilancio. Si riesce a fare in tempi brevi e a portarci una mostra, magari multimediale su Sebastiano del Piombo e ad aprirci un libreria o altro? Ce la facciamo a rendere visitabile la torre civica per realizzare un polo minimo d’attrazione? C’è il Giubileo straordinario, la città dei Papi cosa fa? Siamo non in ritardo per decidere qualcosa, di più”.
Cosa fa il comune non dovrebbe chiederlo alla sua maggioranza? Viva Viterbo ha pure un suo assessore in giunta.
“Giacomo Barelli si fa un culo grosso come una casa. Dalla mattina alla sera tardi per cercare di fare qualcosa. E’ un grande amico, si è dimostrato un grande amministratore, ma più di questo non può fare. Più di parlare, esortare, convincere e quando ha gli strumenti fa, cos’altro può fare? La Macchina di santa Rosa a Expo ce l’ha portata. In giunta è un voto. Ma non voglio accusare la giunta. Non è questo il punto”.
Fiore del Cielo a Milano. Vista la situazione, non è meglio accontentarsi?
“E’ stata un’operazione praticamente a costo zero, grazie a un’intesa con privati, un miracolo per la politica italiana. Dovrebbero farci una tesi. Per Viterbo è stato un grande successo. Dico di più. Solo per mandare Fiore del cielo a Milano è valsa la pena stare in maggioranza e non all’opposizione a gridare al lupo al lupo e a fare ostruzionismo inutile e propagandistico. Se avessimo governato noi magari avremmo fatto meglio o forse no. Non c’è la controprova. Ma adesso Expo è finita. Che facciamo?”.
Si deve dimettere, no?
“Guardi, se non avessi ancora un barlume di speranza, avrei già lasciato, come quando mi sono dimesso da presidente del consiglio. Senza annunciarlo. Il mio è anche un gesto per fare pressione, cercare di dare una scossa alla città. Il dato di fatto dell’immobilismo di idee è sotto gli occhi di tutti. E quando un’idea c’è, non la sappiamo comunicare. Il che in politica è la stessa cosa”.
Perciò si dimette?
“Deve esserci uno scatto vero, non veloce ma velocissimo. Il mio è un gesto individuale. Non è che se lascio l’incarico da consigliere, Viva Viterbo crolla. Abbiamo bisogno di scosse, la palude non serve a nessuno. Dobbiamo fare qualcosa e subito, per me i tempi sono scaduti da mesi. Per altri no? Va bene. Ma è indubbio che ci troviamo in una situazione di stallo”.
Contro la maggioranza ma anche contro l’opposizione e la politica in generale. La sua minaccia di dimissioni è contro tutti. Si sta facendo nuovi amici, è cominciata l’operazione simpatia?
“Non è un gesto solo contro la maggioranza, ma verso un tipo d’opposizione e di politica. Avrei voluto che si convocasse un consiglio straordinario sul Giubileo e le occasioni per la città, non sulla sicurezza. Un grande dibattito, un consiglio comunale aperto. Andava fatto”.
Aspettiamo il prossimo Giubileo?
“Che le dico, aspettiamo… io il giorno dopo l’annuncio di papa Francesco l’avrei convocato. Questi sono i tempi della politica. Non è colpa del sindaco, ma di tutti. Può essere anche mia o del mio movimento, siamo tutti coinvolti”.
La sicurezza però è un problema sentito, o no?
“Va bene, esiste ma non siamo a Rio. L’opposizione non trova niente di meglio. Detto questo, non è un problema di una parte politica. Un’idea di città non c’è a destra come non c’è a sinistra, al centro, in alto o in basso”.
Perciò dimettendosi risolve il problema?
“Sono un semplice consigliere, non è che ho molti strumenti. Che posso fare? Più che incatenarmi, dire continuamente queste cose, provocare. Non possiamo accontentarci. Invece in consiglio comunale si passa il tempo su ordini del giorno sul sesso degli angeli. La sicurezza è un argomento e va bene. Ma una grande discussione operativa sul Giubileo, con le strategie da attuare, perché non è stato convocato? Sul Giubileo siamo andati lunghissimi. Sono stato eletto per cambiare la città. Chi mi ha votato lo ha fatto perché evidentemente questo modello non gli piaceva, altrimenti non mi avrebbe dato il consenso. Noi ci stiamo provando in tutti i modi. Ci mettiamo troppa foga? Ce ne mettiamo troppo poca? Commettiamo errori? Non lo so…”.
Giuseppe Ferlicca


