Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Ho letto attentamente, sul vostro pregevole notiziario, l’articolo dell’architetto Raffaele Ascenzi sulla nuova macchina di S. Rosa , “Gloria”, da lui ideata.
Le sue parole riconoscono che i lavori del passato non sono perduti o dimenticati del tutto, ma fanno parte di un lungo percorso che ha portato al successo mondiale della manifestazione.
La sua sensibilità artistica ha messo insieme progetti e tradizione interpretando i desideri dei facchini e della gente, citando espressamente la macchina di mio padre Angelo Paccosi (1959-1966), denominata “Il campanile che cammina” della quale io fui il collaboratore.
Per questa ragione voglio esprimere la mia gratitudine e grande stima per la sua scelta progettuale e gli auguro un quinquennio di splenditi successi come meritano la sua intuizione e il progetto.
Nella storia delle manifestazioni celebrative delle macchine ho notato che è mancata sempre la presenza degli ideatori e dei costruttori delle macchine, l’assenza di una componente così significativa ed essenziale al successo della manifestazione e allo sviluppo delle idee progettuali è sicuramente una carenza importante che va eliminata.
Il successo dei trasporti e il conseguente inserimento nel patrimonio mondiale non materiale dell’Unesco, avvenuta nel 2013, è dovuta a questo piccolo stuolo di persone che con entusiasmo intelligenza e sacrifici hanno vinto concorsi particolarmente impegnativi e pieni di concorrenti particolarmente entusiasti e motivati.
Con grande stima
Giancarlo Paccosi

