Viterbo – (g.f.) – “Sono convinto che il festival 2016 si farà”.
All’assemblea dei soci fondatori Caffeina, Filippo Rossi guarda oltre. Reputa un miracolo i 15mila euro raccolti nel mese di agosto. Miracolosamente ancora pochi, però.
Ci sarà Caffeina, ma è una buona notizia solo a metà. “In realtà ci stiamo lavorando – osserva Rossi – attivando rapporti.
Ma se rimane tutto così, finisce. E’ inutile un festival così grande, se non si riesce a spendere in comunicazione”.
Lo scorso anno solo tremila euro. Su un totale di 240mila euro. Il raffronto con altre realtà molto simili al festival viterbese è disarmante. Si viaggia sui 150mila euro in comunicazione esterna.
“Caffeina esiste – incalza Andrea Baffo, direttore organizzativo – se ogni edizione sia almeno uguale, se non migliore della precedente.
Non possiamo più trovarci nella situazione di depressione dei dieci giorni precedenti all’inizio, in cui ci giochiamo la credibilità di festival nazionale perché rischiamo brutte figure con ospiti internazionali o editori, col pericolo di non farcela.
Non si può più vivere quest’incubo, con i soldi che non bastano. Se ci si dovesse arrivare così, lo dico, trovatevi un altro direttore organizzativo”.
Caffeina deve allargare la platea, attrarre altri visitatori, farsi conosce ancora di più fuori provincia. Si ritorna alla comunicazione. Ne serve molta di più. Servono molti più soldi.
“E’ inutile farlo così grosso il festival – osserva Rossi – se non si riesce a comunicare. E con zero soldi non si comunica. E’ una battaglia per la qualità del festival. Non è che noi non vogliamo fare Caffeina. Al contrario, lo vogliamo fare sempre meglio”.
Assemblea all’aula magna Unitus, stesso posto in cui i 36 soci fondatori si sono ritrovati per far decollare il progetto fondazione.
“Oggi – osserva Baffo – siamo di nuovo a quel punto”. Occorrono altri fondi, nuove energie. E nuove sinergie. C’è l’Università della Tuscia.
“Caffeina è un’esperienza che deve andare avanti – osserva il rettore Ruggieri – una studentessa sta preparando una tesi di laurea sul festival, per capire l’impatto socioeconomico sul territorio. L’indotto, il ritorno. Capire di che dimensioni parliamo, serve a dare un segnale alla città”.
L’assemblea accoglie come fondatori l’impresa Myprint di Federico Carletti. Lo ha fatto quest’anno e conferma per il prossimo, l’impegno a fornire gratuitamente tutto il materiale necessario all’allestimento del festival.
Quindi Europe Cs Consulting, impresa di viterbesi a Bruxelles. Si occupa di progetti europei. Mette a disposizione conoscenze, un ufficio in loco con referente.
Il festival è maturo per presentare domande. Adesso ci sono anche i mezzi. Ruggieri si farà portavoce per stimolare altre realtà locali.
“C’è poca propensione a fare progetti insieme – osserva Ruggieri – invece è fondamentale, sopratutto per la progettazione europea”.
Altri soggetti che si uniscano a quelli esistenti. “Con Unitus e Tusciaweb – osserva Rossi – abbiamo messo in piedi il Festival degli Etruschi.
La Fondazione ha portato a inizio agosto quaranta siriani, finanziato dal ministero degli Esteri. Progetto di costruzione di pace, dal valore alto, ma che ha pure portato alla città 60mila euro nel centro storico, fra ristoranti e b&b”.
Fra le proposte emerse durante l’incontro, azionariato diffuso o per i quaranta soci fondatori un versamento annuo di mille euro. Un segnale forte da dare all’esterno a nuovi sostenitori e a sponsor.
L’assemblea sarà riconvocata a breve.
La strada è lunga e i problemi da risolvere, tanti. Non sarebbe Caffeina.
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