Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Questa è la foto di Aylan Kurdi, il piccolo profugo siriano di tre anni annegato davanti alla spiaggia di Bodrum, una drammatica immagine che ha fatto gridare al mondo intero che siamo di fronte al “naufragio dell’umanità”.
Non avremmo mai voluto vedere una scena così agghiacciante che devasta il cuore di coloro che ancora credono nell’immenso valore della vita umana e, soprattutto, nella salvaguardia dei diritti dei più piccoli, dei bambini, di coloro che un domani saranno chiamati al cambiamento della società mondiale, oggi, sciaguratamente, ancora impostata sulla “legge del più forte”.
L’immagine del piccolo Aylan, fra pochi giorni, rappresenterà soltanto un pallido ricordo, una cosa brutta da dimenticare per non infastidire più di tanto i telespettatori e consentire così il ritorno alla coscienza pulita di tutti e, in special modo, di quanti, dall’alto della loro posizione di potere, in questi giorni, hanno esternato condanna, sgomento e le solite frasi di circostanza affinché, episodi orribili, come l’affogamento del bambino siriano, non abbiano più a ripetersi.
Tutti noi sappiamo che non sarà così, nemmeno quando la morte fa spettacolo, nemmeno quando un’immagine tanto struggente ha fatto il giro del mondo con l’intento di risvegliare la percezione generale che qualcosa di veramente grave accadrà nell’imminente futuro.
La tragedia di Aylan, presto subirà lo stesso destino di milioni di bambini come lui, sui quali è calato il sipario della generale indifferenza, della distorta informazione, dell’egoismo esasperato, del profitto ad ogni costo e della più becera vanagloria, immoralità che si consumano sotto gli occhi dei cosiddetti “Grandi della terra”, tanto grandi nell’apparenza ma tanto piccoli e incapaci di porre fine alle crescenti tragedie umanitarie di oggi.
Con le sole parole e con gli interventi verbali dei politici nostrani sul funesto caso, non si farà nessun passo avanti per correggere numeri da catastrofe globale, numeri che vorremmo ricordare ancor di più alle “eminenze governative” che hanno il potere di intervenire e non lo fanno: ogni giorno, muoiono 26 mila bambini per fame, per malnutrizione, per mancanza di acqua potabile, per Aids e carenza di servizi igienico-sanitari; quasi 10 milioni di bambini ogni anno gridano la loro sofferenza che li porta alla morte. Altri, più fortunati, se così si può dire, vengono uccisi nella favelas brasiliane o venduti come schiavi, altri ancora, più di 300 milioni, sfruttati nei lavori più pericolosi e pesanti o destinati alla guerra tra le bande che imperversano nei Paesi africani e non solo.
In un mondo che ospita una folta schiera di miliardari, questa desolante rappresentazione dell’umanità non trova nessuna scusante anzi, delinea il fallimento delle politiche praticate dai paesi più industrializzati, non esclusa l’Italia che, nonostante l’attuale crisi economica, risulta essere il secondo produttore mondiale di armi, poi vendute e utilizzate in quelle terre devastate dalla guerra e che danno origine a moltitudini di profughi e di sfollati di ogni genere.
Nel soffermarci ancora una volta sulla foto del piccolo siriano Aylan e rivolgere la nostra preghiera a lui e a tutti i bambini che ne condividono lo stesso tragico destino, vogliamo dire che non siamo preoccupati per la povertà o per la generale crisi economica, ma siamo fortemente angosciati per la penuria di principi etici, per la crisi spirituale e per la decadenza umanitaria che si registra a livello mondiale, eccezione fatta per quelle emerite organizzazioni che sono la “Caritas Internationalis”, “Save the Children”, “Medici senza Frontiere”, “l’Unicef” e le altre ”Associazioni di beneficenza” che colmano lo spaventoso vuoto politico ed istituzionale sulla squilibrata “distribuzione della ricchezza mondiale”, alle quali rivolgiamo il nostro immenso riconoscimento per la loro benemerita attività di sussidio alle popolazioni in difficoltà.
Roberto Talotta
Direttivo comunale di FondAzione

