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I colori degli Etruschi, scienza e archeologia alla Rocca Albornoz

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Il museo nazionale etrusco alla rocca Albornoz

Il museo nazionale etrusco alla rocca Albornoz 

Il Museo nazionale Etrusco alla rocca Albornoz - La sezione di Blera

Il Museo nazionale Etrusco alla rocca Albornoz – La sezione di Blera 

Il Museo nazionale Etrusco alla rocca Albornoz - La sezione di Blera

Il Museo nazionale Etrusco alla rocca Albornoz – La sezione di Blera 

Il Museo nazionale Etrusco alla rocca Albornoz - La biga di Castro

Il Museo nazionale Etrusco alla rocca Albornoz – La biga di Castro 

Viterbo – Sabato 12 settembre 2015 al Museo nazionale eEtrusco della Rocca Albornoz, il laboratorio di Diagnostica del Dipartimento di scienze dei beni culturali dell’Università della Tuscia (Disbec) opererà sul campo con strumentazione portatile, non-invasiva, fondamentale nel campo dei beni culturali per studiare la tipologia dei materiali costitutivi, le loro caratteristiche chimico-fisiche, lo stato di conservazione il tutto documentato con nuovi sistemi digitali. Oggetto della dimostrazione saranno le possibili applicazioni nel campo della ricerca sui sarcofagi etruschi.

L’iniziativa si svolge in collaborazione tra Unitus e Soprintendenza per l’Archeologia del Lazio e dell’Etruria Meridionale, nell’ambito del Festival degli Etruschi – I Pirati della bellezza.

Tra le molte straordinarie ricchezze delle loro collezioni, i musei di Viterbo conservano numerosi sarcofagi rinvenuti nelle necropoli del territorio nel corso dei secoli. Anzi, la storia delle collezioni museali viterbesi inizia proprio con cinque sarcofagi: quelli rinvenuti da Annio da Viterbo nel 1493 in località Cipollara (quella dove, secondo Annio, erano state rinvenute le celebri Tabule Cybelicae) e collocati nell’allora Palazzo dei Priori ossia nell’attuale Palazzo della Prefettura.

Di questi esemplari si è persa traccia nel corso del tempo. I sarcofagi attualmente esposti nel palazzo comunale sono stati rinvenuti nella stessa zona, ma due secoli dopo, durante gli scavi condotti nel 1649 nell’ “agro Cibellario”.

Qui fu scoperta una tomba con nove sarcofagi, cinque dei quali furono trasportati nel Palazzo Comunale, dove sono ormai così parte dell’arredo del cortile, da non essere nemmeno più riconosciuti come opere di valore storico e artistico.

Da allora in poi le acquisizioni si sono succedute copiose, arricchendo le collezioni del Museo Civico e, dal 1986, del Museo Nazionale Etrusco di esemplari provenienti dalle necropoli di Viterbo, ma anche di Musarna, Norchia e Ferento, per citare solo le principali. Altri sarcofagi si trovano in proprietà private o esposti in sedi istituzionali: basti ricordare i due, da Norchia e Tuscania, che fanno parte del patrimonio museale dell’Università della Tuscia.

Un tesoro nascosto nella città, che non è stato ancora adeguatamente conosciuto e valorizzato. Conoscenza e valorizzazione cui mirano alcune tesi di laurea in corso presso l’università della Tuscia, che si propongono il censimento degli esemplari viterbesi (con l’occasione invitiamo tutti a collaborare, segnalando gli eventuali esemplari in proprietà privata!) e il loro studio. Uno studio attento agli aspetti stilistici, ma anche a quelli più squisitamente ‘tecnici’, come la scelta dei materiali e dei colori che, come ben sappiamo, ornavano i sarcofagi.

Punto di forza dei ricercatori dell’Università della Tuscia in questa indagine interdisciplinare è la più che ventennale tradizione di collaborazione tra storici dell’arte antica ed esperti di tecnologie applicate ai beni culturali, maturata nell’ambito della ex Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali.

Infatti, da sempre è operativo a Viterbo il Laboratorio di Diagnostica per la Conservazione e il Restauro che ha lavorato e lavora in sinergia con archeologi e storici dell’arte per indagare i materiali costitutivi, le tecniche esecutive e fornire supporto agli interventi di restauro e conservazione.

Inoltre, recentemente si è aggiunta la possibilità di avvalersi dei moderni e tecnologicamente avanzati laboratori del Corso di Laurea a ciclo unico in Conservazione e Restauro dei Beni culturali che, nell’ambito della tradizione prima della Facoltà e poi del Dipartimento, si configura come un significativo arricchimento dell’offerta didattica e delle linee di indirizzo concernenti il settore.


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